Abbiamo letto e seguito con curiosità la vicenda della richiesta di abrogazione della dodicesima disposizione transitoria, quella che vieta, tra le altre cose, la cosiddetta "ricostituzione del disciolto partito fascista".
Come Comunità militante e centro sociale di destra non abbiamo mai nascosto la nostra posizione in merito, nè ci siamo mai persi in girigogoli ideologici volti a condannare ed esaltare a fasi alterne. Siamo quello che siamo e non ce ne siamo mai vergognati, nelle istituzioni e nelle strade.
Il nostro percorso, la nostra storia e la nostra formazione provengono dal Fascismo e dalla sua immensa eredità ideale. Approviamo la proposta dell'abrogazione portata avanti anche dal nostro concittadino e amico Achille Totaro, che di fatto andrebbe a simboleggiare il distaccamento da una logica che questo regime democratico ha utilizzato, non poche volte, come arma liberticida per colpire le poche voci fuori dal coro. E dalle nostre parti, nel tempo, non poche persone hanno pagato con la galera e con l'esilio, con la marginalizzazione e col marchio d'infamia una scelta di lotta e d'amore che tutto avrebbe fatto, fuorchè rifondare, non perchè non andasse fiera del proprio passato, ma perchè talmente innovativa da non sentire la necessità di rievocare alcunchè.
A certi personaggi dell'Anpi e della vulgata antifascista, che di democrazia e di libertà si riempiono la bocca, andrebbe infatti ricordato che il Fascismo non ha neanche bisogno di essere rifondato: c'è, è vivo e sarà sempre nella memoria storica di questo Popolo. E non solo vive nei palazzi, nelle testimonianze e nel retaggio culturale del nostro paese, ma è un qualcosa che nella sua essenza, nella sua mistica, vive a prescindere: è un moto dell'anima, un modo di stare al mondo, un ghigno di sfida che porta in grembo valori atemporali ed eterni. Il nostro Fascismo non è mai stato condannato da nessun tribunale: è l'onore dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana, il marmo delle nostre città, le conquiste sociali più importanti del Novecento, l'avanguardia culturale e antropologica, l'inno alla vita e la scanzonata volontà di essere esempio.
Comprendiamo perfettamente la necessità di certa sinistra nel voler forzatamente condannare il tutto. Dal loro punto di vista è comprensibile: se non avessero uno schieramento di idioti in servizio permanente a fare dell'antifascismo una bandiera, cosa potrebbero ancora dire? E se è vero che identificarsi come l'antitesi di un qualcosa è già di per sè una tacita ammissione di inferiorità, è altrettanto vero che certa retorica è a loro utile più del pane: se gli italiani sapessero veramente cosa è stato il Fascismo e capissero che ridurlo alle leggi razziali è puro cinismo, correrebbero davvero seri rischi.
Li capiamo questi antifascisti in servizio permanente, perchè devono con tutte le forze nascondere ciò che il Fascismo è stato: la giustizia sociale, la socializzazione delle imprese, le corporazioni, la casa per tutti, il lavoro per tutti, il prestigio internazionale, il perfetto funzionamento delle infrastrutture e dei servizi, la capacità di rilanciare in senso nazionale e totale le possibilità culturali, identitarie e vitali di un intero Popolo. Il che, in un paese che da decenni non ha più un capo e una coda, farebbe impugnare i forconi a parecchia gente.
Ecco perchè, questo schieramento permanente, è sovvenzionato e sorretto da tanta gente che ha tutto l'interesse affinchè certi rischi non vengano mai corsi e si continui a sguazzare in questa melma fatta di usura, di consumismo e di ipocrisia. Ecco perchè nessuno proporrà mai di abrogare i sovvenzionamenti e i fiumi di denaro che questo Stato versa ogni anno nelle casse dell'Anpi (l'Associazione Nazionale Pensioni e Indennizzi) per spedire degli sbarbatelli di vent'anni nelle scuole a parlare della resistenza partigiana, quella che in Italia ha piazzato le bombe a tradimento, ha sparato alle spalle, ha acceso le luci delle case durante i bombardamenti alleati per segnalare bersagli civili che potessero meglio fiaccare il morale del popolo e si è infine distinta per aver ucciso svariate migliaia di persone a guerra finita, scrivendo poi la Costituzione e autocertificando, poi, il reato di "vilipendio" per chi avesse osato non accettare il verbo. Con buona pace di tutta quella gente che i partigiani li ha conosciuti, ma come i violentatori o i freddi assassini di un proprio caro.