martedì 30 novembre 2010

TAV, TORSELLI (PDL): “IL PD SCOPRE LE CARTE: VUOLE IL SOTTO ATTRAVERSAMENTO DI FIRENZE. PERCHE’ IL SINDACO CONTINUA A PRENDERE IN GIRO I CITTADINI?”

“Questa mattina nel corso di un seminario promosso dalla ASL, dalla Regione Toscana e dalla IX Commissione Lavoro del Comune di Firenze sul tema del sottoattraversamento ferroviario di Firenze, la consigliera comunale del PD e presidente della IX Commissione Consiliare ha ribadito la necessità assoluta di realizzare il sottoattraversamento di Firenze ed ha parlato di ‘pieno intendimento dell’amministrazione che si arrivi a far passare anche le merci in sotterranea’ facendo finalmente chiarezza sulla linea che il PD intende seguire sul governo della città. Peccato che questo sia in pratica l’esatto contrario di quanto ha detto fino ad oggi il Sindaco di Firenze”. Questo il commento del Consigliere Comunale del PDL Francesco Torselli.

“I cittadini di Firenze sono indubbiamente preoccupati dai lavori per il sottoattraversamento e questo è un dato di fatto; - spiega il consigliere comunale – per quanto tempo ancora vogliamo continuare ad illuderli ed a prenderli in giro promettendo soluzioni alternative che non esistono? Perché il Sindaco Renzi continua a parlare di ipotesi alternative quando il suo stesso partito, per bocca di un’autorevole rappresentante come la consigliera Collesei, lo smentisce pubblicamente?”.

“Come gruppo consiliare del PDL abbiamo parlato con il Ministro Matteoli il quale, volendo fare una volta per tutte chiarezza sulla vicenda – conclude Torselli – ci ha spiegato della sua disponibilità a discutere tutte le possibili alternative al sottoattraversamento della città, ma che dal Comune di Firenze, nonostante le parole di Renzi, non è mai giunto a Roma un benchè minimo progetto alternativo. Oggi finalmente, grazie alle parole della consigliera Collesei sappiamo anche il motivo: il PD ha scelto il sottoattraversamento, quelle di Renzi sono soltanto ‘parole in libertà”.

NASCOSTI E TORSELLI (PDL): “A FIRENZE HA PIU’ DIGNITA’ CHI PROTESTA CHE CHI LAVORA*”.

INACCETTABILI LE PAROLE DEL RETTORE TESI: “RAPPRESENTA TUTTI GLI STUDENTI, NON SOLO QUELLI CHE SVENTOLANO BANDIERE ROSSE. SE LO RICORDA?”

“Quanto accaduto oggi all’interno della nostra città ha dell’incredibile. L’intera viabilità saltata, migliaia di automobilisti bloccati a causa di cortei non autorizzati e di blitz in diversi punti della città. A quanto pare, in questa città, ha più dignità chi contesta, di chi lavora”. Questo il duro commento del consigliere regionale del PDL Nicola Nascosti e del consigliere comunale, sempre del PDL, Francesco Torselli.

“Quanto accaduto oggi a Firenze, dove alcune decine di studenti hanno creato disagi con cortei non autorizzati e blitz che hanno per l’ennesima volta paralizzato il traffico urbano – spiegano i due esponenti del centrodestra – fa il paio con quanto già visto nei giorni scorsi e sbugiarda nuovamente quegli assessori che avevano invitato gli studenti a manifestare responsabilmente e nel rispetto di chi, nel traffico, si ritrova per lavoro o per svolgere le normali attività quotidiane”.

Per Nicola Nascosti e Francesco Torselli è “inaccettabile ed ai limiti del ridicolo l’atteggiamento di una sinistra che sale sui tetti, che occupa le stazioni, che paralizza le università, blocca la viabilità, in nome di una contestazione che appare per molti versi fine a se stessa”.

“Questi signori – proseguono i due consiglieri del PDL -  gridano alla rivoluzione, sognano un nuovo sessantotto e non si rendono conto di essere sltanto uno strumento nelle mani di quei potentati e di quei baronati che combattono una guerra disperata per il mantenimento dello status quo e per tentare disperatamente di far restare in piedi un sistema fallimentare di gestione del pubblico servizio, che finalmente, grazie a questo governo, sta cambiando. Il vero spirito rivoluzionario è semmai da ritrovare nei passi della cosiddetta “Riforma Gelmini” che mira ad abbattere il sistema baronale che fino ad oggi ha regnato nella scuola e nelle università italiane, riportando al centro dei criteri valutativi unicamente la meritocrazia”.

“Hanno poi dell’incredibile – concludono Nascosti e Torselli - le dichiarazioni del rettore di Firenze Tesi, che in questi giorni non solo non ha speso mezza parola per prendere le distanze da certi atteggiamenti di ‘pseudo-studenti’, ma addirittura si è prodigato nel suggerire forme di protesta, come ad esempio il blocco della didattica. E di fronte ad un funzionario di pubblico servizio che propone la sospensione dello stesso, crediamo ogni commento ulteriore sia superfluo. Ricordiamo solo, al Rettore Tesi, qualora la sua nuova veste di ‘rivoluzionario’ gli abbia fatto dimenticare il ruolo che riveste, che lui ‘Rettore’ lo è di tutti gli studenti e non solo di quelli che sventolano le bandiere rosse”.

*Ci pare di ricordare qualcuno che spesso e volentieri parla di "lavoro" e di "gente che lavora"... Ma quando costoro si trovano impossibilitati dal farlo in virtù di qualche decina di "figli di papà" (di quelli che non "lavorano" perchè non ne hanno necessità...) che "giocano al '68", anzichè a nascondino o a mosca cieca, divertendosi a bloccare la città per una loro "bizza adolescenziale" questo qualcuno sparisce... Si dilegua... Resta imbottigliato nel traffico dei suoi pensieri confusi...

TORSELLI E ROSELLI (PDL): “…E LA SWEEPY-JET DIVENTO’ UN ALTRO STRUMENTO DEL SINDACO RENZI PER FARE CASSA! IN QUATTRO STRADE, IN UNA SOLA NOTTE, ELEVATE 154 MULTE”.

“Che la Sweepy-Jet non fosse quello straordinario strumento che avrebbe permesso ai fiorentini di non spostare più l’auto da sotto casa durante il lavaggio strade, così come invece era stato promesso dal Sindaco Renzi in campagna elettorale, ce ne eravamo già accorti dopo aver ascoltato il Presidente di Quadrifoglio in Commissione Mobilità, quando ci furono spiegati, non solo i vantaggi della nuova macchina lavastrade, ma anche gli svantaggi e soprattutto i costi; ma che la la Sweepy-Jet diventasse addirittura uno strumento per fare cassa, questo, a dire il vero, non lo avevamo proprio immaginato”. Questo quanto dichiarato dai consiglieri comunali del PDL Francesco Torselli ed Emanuele Roselli.

“Apprendiamo da quanto dichiarato da un agente della Polizia Municipale – raccontano i due consiglieri di centrodestra – che in una sola notte ed in sole quattro strade, nella zona di Via Santo Stefano in Pane, una delle zone già servite da Sweepy, sono state elevate per divieto di sosta ben 154 multe ai cittadini residenti! Un vero e proprio record che sottolinea ancora di più come Palazzo Vecchio sia sempre di più un vero e proprio ‘multificio’”.

“Oltre a costare un sacco di soldi, a richiedere l’impiego di personale doppio rispetto ai metodi di lavaggio strada tradizionale ed a funzionare soltanto in strade a doppia carreggiata e senza ostacoli laterali, come ad esempio le alberature – proseguono Torselli e Roselli – tra le problematiche connesse all’utilizzo di Sweepy-Jet vi è anche quella che costringe i residenti a dover comunque spostare la propria auto per consentire un lavaggio strade tradizionale ogni tre lavaggi effettuati con Sweepy”.

“Non era difficile intuire – dichiarano i due esponenti del PDL a Palazzo Vecchio – che per i residenti delle zone servite da Sweepy, abituarsi ai nuovi turni di lavaggio strada non sarebbe stata cosa facile ed immediata, in virtù anche della mancanza di un’adeguata segnaletica stradale capace di ricordare ai cittadini il giorno in cui si sarebbe reso necessario lo spostamento della propria auto”.

“A nulla evidentemente sono valse le promesse dell’amministrazione comunale e di Quadrifoglio di fornire un’adeguata informazione e soprattutto – spiegano ancora i consiglieri comunali del PDL – di essere perlomeno ‘tolleranti’ nei confronti di coloro che si possono dimenticare di spostare la propria auto soprattutto nei primi tempi in cui Sweepy è entrata in azione. I 154 verbali elevati in una sola notte sono proprio un’ottima dimostrazione di tolleranza!”.

“Considerando il fatto che il Sindaco Renzi si era insediato a Palazzo Vecchio promettendo una diminuzione delle multe – concludono Torselli e Roselli – ed essendo oggi arrivati ad un bilancio comunale che si regge in realtà praticamente solo sulle entrate derivanti da divieti di sosta e autovelox, non ci meraviglieremmo se Sweepy-Jet fosse un fallimento dal punto di vista della pulizia stradale, ma l’ennesimo ottimo strumento per… fare cassa!”.

DOMENICA TUTTI A ROMA. PULLMAN GRATUITI DA FIRENZE.

Riceviamo e pubblichiamo. Apprezzando gli organizzatori della manifestazione e gli scopi politici che stanno alla base del progetto, Casaggì Firenze darà il proprio contributo organizzando un pullman da Firenze, completamente gratuito. Chi fosse interessato, ci contatti al numero sotto riportato. Le manovre di palazzo messe in essere da trombati e voltagabbana di rito, evidentemente, non devono passare in sordina. Il governo attualmente in carica, che comunque riteniamo valido e attivo, è stato eletto coi voti della gente. Solo la gente, dunque, può determinarne la cessazione. Il resto è solo il frutto di una triste riedizione delle peggiori pratiche della partitocrazia. La destra italiana è viva, vegeta, militante e pronta a organizzarsi. Aldilà delle sigle, dei leader, dei partiti e delle correnti. 


Ultimamente c'è chi va dicendo in giro che la destra italiana è morta... Che il Popolo della Libertà non ha futuro... C'è qualcuno che pensa di essere il proprietario esclusivo del futuro... C'è chi ha tradito valori ed ideali... Ci sono tanti, donne, uomini, ragazzi, che si stanno piano piano disilludendo di una politica fatta di gossip e pettegolezzi...


Ma c'è anche chi crede ancora. Nelle nostre idee e nella nostra gente. Chi non ha mai smesso un attimo di pensare che "Il Domani Appartiene a Noi". Che vuole essere protagonista del futuro, al di là delle sigle, dei partiti e dei politici... Una Comunità che da sempre marcia unita e che oggi vuole crescere e diventare punto di riferimento per tutto il proprio popolo...


Il 5 dicembre, a Roma, noi saremo li... Con una classe dirigente che si è formata nei movimenti giovanili, nelle strade, nelle piazze, nelle scuole e nelle università e che oggi vuole diventare traino e valore aggiunto per il Popolo della Libertà... Con Giorgia Meloni, Fabio Rampelli, Marco Scurria... Con la destra del fare... Con le nostre idee e con... LA NOSTRA GENTE!

 PULLMAN GRATUITI CON LA GIOVANE ITALIA

 PER PARTECIPARE: 338/3271463

Attenti, vi spiano!

Ecco un buon motivo per perdere il posto di lavoro: oggi prima regola per viver meglio e più “serenamente” è ricordarsi di essere spiati sempre e comunque.
>MILANO - Scrive su Facebook che avrebbe ricevuto una bella liquidazione dalla banca in cui lavorava, che aveva appena annunciato tagli al personale, e finisce licenziata in tronco e senza buonuscita. La 23enne Kate Furlong è rimasta vittima del suo desiderio di condividere sul social network i fatti suoi e, soprattutto, della Royal Bank of Scotland, ma così facendo ha violato la «regola di segretezza» imposta dall’istituto: da qui la decisione di cacciarla per «giusta causa». LA VICENDA - Il 2 settembre scorso, pochi minuti dopo che i suoi capi avevano annunciato un giro di vite su 3.500 posti di lavoro, infatti, la ragazza aveva postato sul suo profilo Facebook che questa «era la miglior notizia di sempre» e che avrebbe ricevuto «una bella liquidazione»: peccato per lei, però, che i commenti siano stati riportati al suo superiore, che ha immediatamente avviato un’azione disciplinare contro di lei, da cui è poi scaturito il licenziamento. E così la giovane, che lavorava alla Rbs da tre anni e mezzo e guadagnava 18mila sterline annue, si è ritrovata senza lavoro e senza l’agognata buonuscita di 6mila sterline. Ma la Furlong non è disposta a rinunciare ai soldi che, a suo dire, le spetterebbero di diritto e ha, perciò, deciso di fare causa alla banca per «ingiusto licenziamento» e di portare il caso davanti al tribunale del lavoro.
I COMMENTI - «Non posso credere di essere stata trattata in una maniera così spaventosa per quella che è essenzialmente una chiacchierata con i miei amici fuori dal lavoro», ha raccontato la ex bancaria al Daily Mail. In realtà, a detta dello stesso tabloid, a leggere i post sulla sua pagina Facebook, la versione della «chiacchierata fra amici» reggerebbe poco. «Era dannatamente evidente che qualcosa del genere sarebbe successo – si legge nel primo commento delle 17.58 del 2 settembre – e io non sono né stupida né ingenua… onestamente, per quanto mi riguarda, è la miglior notizia che abbia mai avuto!». Quattro minuti più tardi, il secondo post: «Ci daranno la possibilità di andare in pensione anticipata (ovviamente per quelli che ne hanno diritto), di trasferirci nella filiale di Birmingham, con la possibilità di un’indennità di viaggio, o di licenziarci con la buonuscita. In ogni caso…..vittoria!!!». Alle 20.17 il terzo ed ultimo commento, dove la Furlong dava dei «pazzi» a quelli della banca per averla tenuta il tempo necessario per garantirle «una bella liquidazione». Evidentemente, però, la ragazza non ha considerato che fra i suoi amici di Facebook ci fosse anche qualche collega che, una volta letti i post, l’ha denunciata al suo superiore che l’ha immediatamente sospesa, annunciandole l’apertura di un’inchiesta disciplinare ai suoi danni. Il mese scorso, la Furlong è stata licenziata ed è di venerdì la notizia della sua azione legale contro la Rbs. «L’informazione era già nota – si è giustificata la ragazza - e io stavo solo facendo una chiacchierata con i miei amici. Non vedo perché dovrei essere licenziata per questo. In realtà, si sono voluti sbarazzare di me così da non pagarmi alcuna indennità». Nessun commento ufficiale da parte della Rbs: «Non commentiamo le questioni personali dello staff», ha spiegato un portavoce.

lunedì 29 novembre 2010

TORSELLI E CELLAI: "PERCHE' LA FIACCOLATA DI SOLIDARIETA' AL POPOLO PALESTINESE E' STATA ACCOMPAGNATA DALLE NOTE DI 'BELLA CIAO'? LA SOLITA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA SINISTRA..."

TORSELLI E CELLAI: "PERCHE' LA FIACCOLATA DI SOLIDARIETA' AL POPOLO PALESTINESE E' STATA ACCOMPAGNATA DALLE NOTE DI 'BELLA CIAO'? LA SOLITA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA SINISTRA..."

"Stentiamo proprio a capire come mai, un momento di solidarietà e di grande partecipazione come quello che oggi abbiamo vissuto in Consiglio Comunale, laddove in occasione della Giornata Internazionale ONU di solidarietà con il popolo palestinese è giunta la fiaccolata 'per i diritti del popolo palestinese' e 'per la sicurezza di Israele', sia stato accompagnato dalle note di 'Bella Ciao', motivetto che non ci risulta avere niente a che fare con la delicata questione mediorientale". Questo quanto dichiarato dai consiglieri comunali del PDL Francesco Torselli e Jacopo Cellai.

"Ancora una volta la sinistra è finita vittima del suo storico atteggiamento: - concludono i due esponenti del centrodestra - quello di strumentalizzare tutto ai fini della propria propaganda e della propria retorica. Peccato, si è persa ancora una volta l'occasione di vivere serenamente, senza strumentalizzazioni di parte, un bel momento istituzionale e di partecipazione".

MEDITAZIONI DALLE VETTE


AGORDO (BELLUNO) - Guarda la neve che scende nell'ultima luce del giorno. "Cinque morti sotto le slavine, un inizio di stagione tragico. La colpa è della fretta e della poca esperienza. Non puoi buttarti in una neve che ancora non è stabile: il freddo è recente e non l'ha ancorata al pendio". Leo De Nes, 61 anni, presidente delle 130 guide alpine del Veneto, dice che "almeno alcune disgrazie si possono evitare". "Con questi poveri escursionisti non c'era nessuna guida alpina, anche perché nessuna guida avrebbe accettato di portare clienti sulla prima neve. La montagna è un terreno ostile che bisogna affrontare con molta umiltà. Il rischio zero non esiste, anche per chi è preparato. L'anno scorso quattro guide venete, impegnate con il Soccorso alpino, sono morte sotto una cascata di ghiaccio e un'altra ha perso la vita per salvare quella del suo cliente. Immaginiamo cosa succede quando si affronta la montagna senza preparazione".
 

Lio De Nes, in questi giorni, sta preparando una strana lezione. Deve raccontare ai ragazzi delle scuole superiori della valle Agordina il mestiere della guida alpina o maestro di alpinismo. "Nessuno di loro vuole diventare guida, proprio qui dove questo lavoro era anche un sogno. Preferiscono fare gli operai nelle fabbriche di occhiali o i camerieri negli hotel. E allora noi guide raccontiamo loro il nostro lavoro e la nostra vita. I vecchi ricordano i tempi d'oro quando con il lavoro di una giornata, portando sul Civetta un belga o un inglese, ti potevi comprare una mucca. Anche adesso, se sei un vero professionista, ti porti a casa pane e companatico facendo quelle cose che gli altri possono fare solo in vacanza".

A. A. A. Guida alpina cercasi. "Eppure ci sono anche qui tanti giovani che fanno le scalate, si impegnano nel Soccorso alpino... Ma come "mestiere" scelgono altre strade. Per reclutarli, parleremo anche di soldi. Per una arrampicata normale la tariffa è di 280 euro al giorno più Iva. Ma se porti il cliente su cime impegnative - parti di notte e torni la sera tardi - puoi arrivare a 800 - 1.000 euro". 

Adesso ci sono le scuole, per diventare guida alpina. "Chi comincia deve presentare un curriculum per la selezione. "Ho scalato queste cime, ho fatto sci alpinismo...". I selezionati - c'è una commissione tecnica del Collegio regionale guide alpine - fanno poi un corso di 95 giorni nell'arco di due anni. Al termine diventi aspirante, nuovo nome di chi un tempo era chiamato "portatore". L'aspirante può già portare clienti da solo, ma non sopra i 4.000 metri. Il corso costa 16.500 euro, rimborsati dalla Regione al 60%, solo se sei promosso". 
Gli appunti per la lezione sono già pronti. "Dirò che quando ho iniziato, come tutti gli altri, ero autodidatta. Ho imparato a fare i nodi comprando libri sui nodi dei marinai. Ho ascoltato per ore i racconti delle vecchie guide. L'equipaggiamento pesava il doppio di adesso perché le corde di canapa, se bagnate, erano come piombo. Maglioni di lana, giacconi, scarponi di cuoio e dentro lo zaino, pesantissimo, mettevamo formaggio, cioccolato, vino e acqua, pane, salame. Adesso nello zaino trovi solo tavolette e bevande energetiche. La piccozza ha il manico di alluminio e non più di legno, anche i ramponi sono in lega leggera". 

Non arrivano più i nobili d'Oltralpe, come il re Leopoldo del Belgio che a metà dell'800 riempiva un albergo con il suo seguito. "Ma non mancano i clienti che vogliono fare scalate importanti e per un professionista bravo - e capace di diventare imprenditore di se stesso - il lavoro non manca in nessuna parte dell'anno. Bisogna saperci fare, con chi si affida a te per affrontare una cima. Si spiega quali sono le difficoltà, si sale con calma, ci si ferma per fare le foto. Se vedo qualche difficoltà - ad esempio un temporale che si avvicina - mi metto sorridere o anche a cantare, perché il cliente si senta sicuro". 

"Spesso si diventa amici. Ci sono escursioni che durano almeno tre giorni o anche una settimana. Alla sera sei nel rifugio, mangi e bevi in compagnia. Oppure ti ricoveri in un "bivacco", le casette del Cai con nove posti letto, le coperte, i fiammiferi, a volte un fornelletto a gas. Lì, sul "libro del bivacco", scrivi da dove arrivi e dove vai il giorno dopo. Questo un tempo era l'unico sistema di sicurezza. "Domani sono alla cima Civetta e alle 14 alla malga di Bepi". Se non eri lì, scattava l'allarme. Le previsioni del tempo si facevano con i proverbi, che dicevano tutto e il contrario di tutto. "Quando la Tofana mette il cappello / o fa tempo brutto o fa tempo bello". Adesso per fortuna ci sono le previsioni di Dolomiti meteo e nello zaino abbiamo Gps e telefono cellulare. Ma certe emozioni non cambiano. Guardare l'ultima luce del tramonto da un bivacco sulla Marmolada, ad esempio. Devo ricordarlo: ai ragazzi voglio parlare anche di queste emozioni".

domenica 28 novembre 2010

Veneto. Resistenza e antifascismo valori per legge, 2 assessori regionali votano no

Isi Coppola e Elena Donazzan (archivio)
VENEZIA (25 novembre) - «Non avremmo mai potuto votare a favore di una legge che stabilisce la resistenzae l'antifascismo come valori». Gli assessori Pdl della Regione Veneto Elena Donazzan Isi Coppolaspiegano così il no che, in dissenso con il loro gruppo, hanno espresso contro la legge per la «promozione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale dell'antifascismo, della resistenza e degli eventi correlati accaduti in Veneto dal 1943 al 1948» proposta dallaFederazione della Sinistra e approvata dal Consiglio regionale anche con i voti di Pdl Lega

«Resta una legge di parte nonostante il voto a larga maggioranza, tra cui gran parte del Popolo della Libertà e la quasi totalità della Lega Nord», sottolineano le due esponenti della giunta Zaia in una nota congiunta, rinfocolando così le polemiche scoppiate in aula quando l'assessore Donazzan, ex An, ha detto che «sotto la bandiera dell'antifascismo militante sono stati uccisi Marco Biagi e Sergio D'Antona». «La stessa Costituzione nell'elencare i propri valori di riferimento - osservano Donazzan e Coppola - non menziona mai né l'antifascismo, né la resistenza perché nemmeno i padri costituenti, tutti appartenenti alla storia resistenziale, vollero definirli tali. Pare non essere ancora il tempo per una scelta responsabile e nobile che finalmente parli dei delitti dell'una e dell'altra parte, delle vittime dell'una e dell'altra parte. Abbiamo perso una occasione per provare a rasserenare il clima a quasi settant'anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale». 

«Alla Costituzione e alla nostra coerenza politica- concludono - dobbiamo lo sforzo di immaginare che alle giovani generazioni sia data la possibilità di superare una stagione di odio nel nome dell'antifascismo che partì dalla Guerra Civile, avvelenò gli anni '70 con il brigatismo rosso ed ancora oggi è il filo conduttore che alimenta le violenze dei centri sociali, che impedisce le presentazioni dei libri di Pansa, che permette di ricordare solo le vittime dell'una, relegando al silenzio le vittime dell'altra parte. Questa non è giustizia, né verità storica».

sabato 27 novembre 2010

TESSERAMENTO GIOVANE ITALIA



Finalmente aperto il tesseramento della Giovane Italia. Un passaggio imprescindibile per la costituzione di movimento giovanile forte, indipendente e che conserva l'ambizione di assumere un ruolo centrale nello scenario politico italiano.
Ci teniamo che questo tesseramento venga interpretato come uno slancio verso l'esterno, come uno strumento utile a far conoscere il nostro nuovo simbolo e la nostra proposta culturale ad un intera generazione, ad aumentare la nostra capacità di incidere sulle dinamiche sociali ed a relazionarci con i bisogni e le aspettative della futura classe dirigente della nostra terra.
Avere molti iscritti ed un tesseramento autonomo significa, soprattutto, poter dare sostanza e peso alle proprie proposte, alla propria visione del mondo; ma significa anche avere un enorme bacino di utenza dal quale attingere esperienza e capacità: dobbiamo dimostrarci all'altezza di questa sfida affrontando questo periodo con un enorme senso di responsabilità.

venerdì 26 novembre 2010

MARE NOSTRUM A CASAGGì CAGLIARI

GIOVANE ITALIA IN AZIONE!


PER I DIRITTI IN CINA. CONTRO IL BUONISMO E LO SFRUTTAMENTO.

Patrimonio An, Fini restituisce l'auto...



Non ci piace il gossip, sia esso di destra, di centro o di sinistra. Ma certe volte, tra case e macchine (o anche mezze mignotte, per par condicio), non si può fare a meno di parlarne un pò. Specie se i soldi sono i nostri. E non solo come cittadini, ma anche come militanti di un partito che non pagava le sedi per mancanza di fondi e che rischiava di far chiudere - sempre per lo stesso motivo - il proprio giornale di riferimento. Sono quelle classiche cose che, come si dice a Firenze, "ti fanno cascare le palle"...



Centomila euro e non passa la paura (di un nuovo scandalo). Tanto è costata l’ammiraglia iperaccessoriata acquistata nel marzo scorso, non si sa bene a quali Fini e su mandato di chi, dall’ormai disciolta An.

A quale esigenza doveva rispondere il di-partito Alleanza nazionale comprando quella Bmw 750 nera, tremila di cilindrata, a una cifra sbalorditiva, un terzo di quanto incassato dalla (s)vendita di Montecarlo, soprattutto considerata la fame di soldi di altri «eredi» del patrimonio, come per esempio il Secolo d’Italia in perenne carenza di danari?

Più indizi, come per l’affaire del Principato, tiravano in ballo direttamente il bisogno di mobilità di Gianfranco Fini. Strano «bisogno», visto che il presidente della Camera ha già in uso auto di Stato e autista. Eppure a confermare il tutto, ossia che la terza carica dello Stato andava in giro su un’auto comprata ad hoc da An (partito in liquidazione, ripetiamo, nel quale Fini ovviamente non ricopre più alcuna carica), ieri pomeriggio, è arrivato il coming out del finiano Donato Lamorte. Che poche ore dopo le telefonate del Giornale per chieder lumi sulla vicenda all’ex tesoriere Francesco Pontone (che declinava l’invito a ricordare quell’acquisto) e alla di lui segretaria Anna Molino (irreperibile in via della Scrofa), dettava alle agenzie un precipitoso tentativo di salvataggio in corner.

Preventivo e, soprattutto, non richiesto. «I solerti segugi del Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, non ce ne vogliano se roviniamo il presunto scoop scandalistico cui si stanno da qualche tempo dedicando. L’autovettura di servizio utilizzata dal presidente Gianfranco Fini non è di proprietà della Camera dei deputati bensì di Alleanza nazionale, e al riguardo il Comitato di gestione dei beni del partito non ha avuto fino a oggi alcunché da obiettare». Insomma, una clamorosa ammissione, diluita cercando di accostare l’onerosissimo acquisto alle «numerose proprietà immobiliari di An utilizzate dal Pdl senza versare alcun canone di affitto». Strana obiezione: l’auto è stata comprata nuova lo scorso 11 marzo, le proprietà di An erano già nel patrimonio del disciolto partito. Sembra la solita, infelice e arronzata strategia mediatica già adottata dai finiani per arrampicarsi sugli specchi durante l’affaire immobiliare monegasco. Il bello è che, appunto, il Giornale non aveva ancora scritto una riga e già Lamorte corre a darci soddisfazione, spiegando che «poiché è doverosa la massima trasparenza, l’autovettura torna oggi stesso (per espressa volontà dell’onorevole Fini) nella disponibilità esclusiva del Comitato di gestione». Ma la trasparenza non era già doverosa a marzo scorso, quando il tesoretto di An è stato alleggerito per comprare l’inutile automobile? Se invece serviva, ed era tutto trasparente, come mai tanta fretta nel restituirla al comitato di gestione?

Proprio dal comitato di gestione, nei giorni scorsi, erano nate le prime domande su quella strana voce iscritta nei libri contabili lasciati dall’ex presidente Pontone al suo successore Franco Mugnai. A fine settembre, il nuovo comitato, procedendo allo screening dei beni mobili e immobili della futura «fondazione An», spulciando il «consuntivo» di Pontone scopre che per la modica cifra di 97.740,00 euro qualcuno poteva andarsene in giro a bordo d’una fiammante Bmw 750 benzina, «tremila di cilindrata, 240Kw di potenza, immatricolata l’11 marzo 2010, intestata ad Alleanza nazionale, via della Scrofa 39, Roma, codice fiscale 80204110581».



A che pro questa spesa, si sono chiesti i senatori Pdl ex An? Chi ha ordinato l’acquisto? Chi ha in uso quell’auto da otto mesi? Un parlamentare? Familiari, parenti o amici di un parlamentare? E come mai, come per la casa di Montercarlo dove vive il giovin Tulliani, nessuno in An sapeva nulla di questo affare a quattro ruote? Ma soprattutto, se An è sostanzialmente in liquidazione, e se il tesoro è diviso tra le due anime degli ex militanti, che senso ha comprare un’auto di rappresentanza per un partito che non rappresenta più nessuno? Inizia così la caccia alla Bmw. Per capire dove diavolo sia finita la macchina si seguono chiacchiere, soffiate, pettegolezzi. Il Giornale intercetta l’indiscrezione e si imbatte subito in Gianfranco Fini come probabile «utilizzatore finale» della bella berlina tedesca. Scopriamo infatti che l’auto, la cui targa comincia per EB54, è in effetti intestata ad An da marzo di quest’anno, e che Fini, da presidente della Camera, l’ha certamente utilizzata, pur non avendone alcun titolo.

Proprio per capirne di più abbiamo provato a parlare con la segretaria di Pontone, Anna Molino, nelle cui mani sarebbero improvvisamente tornate le chiavi, consegnate da due autisti dipendenti da An e ora appiedati. Ma la Molino è «fuori ufficio», spiegano in via della Scrofa. Pontone invece risponde al telefono, ma si trincera dietro a una serie di «non risposte» e spiega di non «poter» parlare (come leggete nell’intervista qui sotto). Parla invece «spontaneamente», come abbiamo visto, Donato Lamorte. Che conferma quanto scoperto dal Giornale. Ma non chiarisce un altro dettaglio: chi guidava quell’ammiraglia comprata con i soldi di Alleanza nazionale? Forse i due autisti - P. e L. - anche loro stipendiati dall’ex partito?

Un bell’aggravio inutile per il tesoretto della fu An: nel garage della Camera per mesi ha riposato l’ammiraglia destinata al primo inquilino di Montecitorio, e il servizio era comprensivo di chauffeur. Chissà se l’imbarazzata ironia di Lamorte è condivisa da un’altra finiana, Flavia Perina, che ha accusato il Pdl di voler chiudere i rubinetti al «suo» Secolo d’Italia. Magari quei centomila e passa euro le avrebbero fatto comodo.

giovedì 25 novembre 2010

GIORGIA MELONI: SOLO LA SINISTRA SI OSTINA A DIFENDERE BARONIE E PRIVILEGI

Giorgia Meloni - Ministro della GioventùI cori in favore delle foibe, nelle quali furono massacrati migliaia di italiani, scanditi a Firenze dai sedicenti studenti scesi in piazza, smascherano una mobilitazione che si vorrebbe dipingere come studentesca quando in realtà è solo ideologica e di partito, mentre agli studenti veri si vorrebbe impedire di avere accesso ad un’Università realmente in grado di formarli. Non è un caso che si tratti delle manifestazioni meno partecipate nella ultradecennale storia delle mobilitazioni studentesche.

La verità è che se fosse successo quanto accaduto in altre realtà europee, nelle quali la riforma dell’Università ha condotto a vertiginosi aumenti delle tasse, io stessa sarei scesa in piazza a manifestare a fianco degli studenti italiani.

Grazie a Dio siamo in Italia. La nostra riforma è uno strumento per scardinare un sistema perverso di caste, baronie e privilegi che solo la sinistra si ostina ancora a difendere.

RETROGUARDIA ASSOLUTA MADE IN NOVOLI





Una foto degli scontri. Non ne facciamo una questione di pseudo-fascisti, antifascisti di maniera, polizie, repressioni, immigrazioni e moralismi vari, dei quali ce ne frega poco.

Una domanda sola: ma che ci fanno i cinquantenni all'Università?
RETROGUARDIA ASSOLUTA.

SCONTRI, TORSELLI (PDL): "SOLIDARIETA' AD 'SPL' ED AL SOTTOSEGRETARIO SANTANCHE'. ESPULSIONE DALL'UNIVERSITA' PER I NOSTALGICI DI BUDAPEST, PRAGA E DEI GULAG SOVIETICI"

“Come consigliere comunale del PDL e Dirigente Nazionale della Giovane Italia esprimo la mia piena solidarietà agli ‘Studenti per la Libertà’ ed al Sottosegretario On. Daniela Santanchè, vittime questa mattina di una ignobile dimostrazione di arroganza, di violenza e del nostalgismo che certa sinistra ancora prova per i carri armati che repressero nel sangue i moti di dissenso dei giovani anticomunisti a Budapest nel 1956, a Praga nel 1968 e dei gulag sovietici nei quali venivano internati i dissidenti politici”. Questo il commento del Consigliere Comunale del PDL Francesco Torselli a quanto accaduto questa mattina al Polo Universitario di Novoli.

“Dobbiamo prendere atto – prosegue il consigliere del PDL – che purtroppo esistono ancora frange di sinistra che pretendono di impedire agli avversari politici di parlare, ricorrendo alla violenza come forma di lotta politica e riportando alla memoria i periodi più bui della storia italiana del secondo dopoguerra, laddove chiavi inglesi e P38 si sostituirono a megafoni e volantini”.

“Mi è difficile definire ‘studenti’ degli individui che a volto coperto lanciano fumogeni contro chi chiede solo di poter esprimere democraticamente il proprio pensiero all’interno di un’aula universitaria; - spiega ancora Torselli – e non mi sembra di esagerare nel definire questi soggetti vigliacchi e delinquenti, degni eredi di chi, fino alla metà degli anni ottanta sprangava alle spalle i giovani militanti del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano”.

“Troppe volte ci siamo limitati a chiedere condanne politiche e prese di posizione di presidi e rettori nei confronti di questi soggetti, – conclude l’esponente del PDL a Palazzo Vecchio – ma anche laddove, come nel caso odierno per bocca del Rettore Tesi, queste parole arrivino, poca influenza hanno su questi ‘nipotini di Stalin’ per i quali servirebbero provvedimenti decisamente più drastici, come ad esempio l’espulsione immediata dall’Università per chi compie atti di violenza finalizzati a limitare la libertà altrui”.

IL FUTURO? E' QUI.

I motivi per cui il prossimo 5 dicembre sarò a Roma. Ed i motivi per i quali mi auguro che molti di voi vorranno unirsi a me.

Mi sono interessato per la prima volta alla politica, quella vera, nel 1993. Il primo partito politico che mi ha fatto "battere il cuore" si chiamava Movimento Sociale Italiano ed il suo leader stava sfidando, da solo, tutta la vecchia classe politica, quella figlia dell'ormai agonizzante "Prima Repubblica", alle elezioni amministrative di Roma. Al turno di ballottaggio per lo scranno principale del Campidoglio, per arginare l'ascesa di Gianfranco Fini, figlioccio politico di Giorgio Almirante e simbolo della destra post-fascista che metteva, per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il naso fuori dal ghetto, si erano coalizzati tutti: comunisti e democristiani, liberali e repubblicani, socialisti e radicali, ecologisti e progressisti.

Tutta la vecchia classe politica, quella della partitocrazia e dei governi fondati su accordi e accordicchi stipulati in parlamento, quella delle tangenti e dei voti di scambio, quella dei segreti di stato e delle stragi impunite, quella della collusione con la criminalità organizzata e quella dei salotti buoni della "Milano da bere", tutta coalizzata contro quel signore con gli occhiali, dal piacevole accento emiliano che raccogliendo l'eredità politica di Almirante e Romualdi aveva predetto, tra lo sconcerto e lo scetticismo generale, che all'alba del terzo millennio l'Italia avrebbe rivalutato "l'alternativa mussoliniana al comunismo ed al capitalismo", coniando quell'espressione (il "Fascismo del Duemila") che lo aveva reso celebre all'interno del panorama della destra politica italiana.

Io, ancora vergine politicamente, tifavo per lui. Diciamo che assai più di me, fece notizia un altro personaggio, famoso fino ad allora per avere affermato nel nostro paese il modello di televisione commerciale, che al tempo delle elezioni romane, regalò a L'Espresso un'intervista nella quale dichiarava che, se fosse stato un cittadino della capitale avrebbe senza dubbio votato per Gianfranco Fini, guadagnandosi l'epiteto in copertina di "Cavaliere Nero".

Gianfranco Fini non vinse quelle elezioni, ma meno di un anno dopo, il Movimento Sociale Italiano sedeva tra i banchi del governo. Esperienza durata pochi mesi e conclusasi con un ribaltone padano che vide i leghisti di Bossi passare da destra a sinistra e decretare così la fine del primo governo di Silvio Berlusconi.

Correva l'anno 1995. Il Movimento Sociale Italiano divenne Alleanza Nazionale ed io decisi di iscrivermi al partito di Gianfranco Fini. Fu la mia prima iscrizione ad un partito politico.

Ma perchè questa scelta? Mi sentivo di destra perchè credevo nella sacralità della vita: dal momento del concepimento fino a quello della morte; perchè odiavo e rifiutavo l'aborto, l'eutanasia, la pena di morte. Mi sentivo di destra perchè amavo la mia terra: mi sentivo fiero di essere nato a Firenze ed in Italia, sulla terra dei miei padri e sognavo di vedere un giorno rinascere una comune patria europea. Mi sentivo di destra perchè non credevo nella lotta di classe, ma nel rispetto del lavoro e dei lavoratori, nella tutela dei più deboli, nella cooperazione e nella solidarietà nazionale. Mi sentivo di destra perchè non riuscivo a festeggiare il 25 aprile: benchè mi sforzassi non riuscivo a trovare niente di buono in un paese diviso a metà, dove fratelli si uccidono con fratelli e dove alla fine, la parte del leone, la fecero gli stranieri che si spartirono il nostro futuro. Mi sentivo di destra perchè come Gianfranco Fini ritenevo Benito Mussolini il più grande statista del secolo. Mi sentivo di destra perchè credevo nella famiglia, quella composta da un uomo, una donna e dei figli. Mi sentivo di destra perchè mi piaceva guardare al futuro, consegnando la storia alla storia, non avendo remore nell'ammettere le vergogne che hanno visto protagonista il nostro paese (leggi razziali, deportazioni, pulizie etniche...), ma non facendo finta di non vedere le vergogne altrui (gulag, muro di Berlino, Budapest, Praga, le Foibe...). Mi sentivo di destra perchè credevo nell'onore e nella fedeltà: perchè pensavo che una parola data valesse più di mille contratti e perchè credevo che essere fedeli alla propria idea ed alla propria patria significasse operare sempre e comunque in onestà, nella legalità, nel rispetto per il prossimo.

Mi sentivo di destra allora, quando ho compilato il mio primo modulo di iscrizione ad Alleanza Nazionale e mi sento di destra oggi che sono un dirigente ed un eletto de Il Popolo della Libertà.

E in nome di quella coerenza, di quel rispetto, di quell'onestà e di quella fedeltà che mi spinsero, quasi quindici anni fa ad iscrivermi ad Alleanza Nazionale, ho costruito una comunità attorno a me, ho guidato per undici anni il movimento giovanile nella mia città, ho cresciuto e formato giovani e giovanissimi, ho chiesto voti e preferenze ai miei concittadini.

Oggi, verso queste persone, che noi amiamo chiamare LA NOSTRA GENTE, mi sento di avere un debito. 

Molti di loro avranno visto, sentito, letto a proposito della scelta di Gianfranco Fini di uscire da quel percorso che lui stesso aveva dipinto e voluto, per creare un nuovo partito. Un partito che non è di destra. Un partito che si batte per il riconoscimento delle coppie di fatto contro la famiglia tradizionale. Un partito che non vede come un tabù la possibilità di concedere il diritto di adozione alle coppie gay. Un partito che si batte per la diffusione della pillola abortiva RU486. Un partito che si batte per la concessione della cittadinanza italiana ai cittadini extracomunitari che vivono nel nostro paese da soli cinque anni. Un partito che si dice favorevole a fecondazione artificiale ed eutanasia. Un partito che reputa i ragazzi che nel 1943 scelsero di morire per la Repubblica Sociale Italiana, uomini "in malafede" e celebra le gesta dei partigiani andando a braccetto con l'ANPI. Un partito che critica il governo italiano perchè per la prima volta si è svincolato dalla sudditanza energetica imposta da USA e Gran Bretagna per stringere vantaggiosi accordi economici con i paesi dell'est Europa, prima fra tutti la Russia. Un partito che ha svenduto un pezzo del patrimonio immobiliare di Alleanza Nazionale per raccimolare un appartamentino di lusso a Monte Carlo ad un nullafacente giovincello snob. Un partito che è pronto ad allearsi con Rutelli, con Casini, con d'Alema, con Bersani, con Rosy Bindi, con Montezemolo, pur di andare al governo.

E chi ha sentito e letto tutto questo, cosa penserà di noi? Penserà forse che questa è quell'Alleanza Nazionale che parlava nei suoi manifesti elettorali di onestà? Di legalità? Di coerenza? Di chiarezza? Di presidenzialismo?

Oppure penserà che la destra è morta, sciolta come sale in una pentola d'acqua bollente nel grande calderone berlusconiano del PDL. In molti, sbagliando, confondono ancora il PDL con una Forza Italia allargata ed in molti stanno facendo questo errore oggi che colui che avrebbe dovuto rappresentare la destra nel Popolo della Libertà, si diletta in equilibrismi radical-sinistroidi degni del Pannella dei tempi migliori...

Cosa penserà LA NOSTRA GENTE? Cosa penseranno coloro ai quali abbiamo chiesto voti e preferenze? Cosa penseranno coloro che negli anni abbiamo incontrato e che, con una stretta di mano o con una parola di incoraggiamento, ci hanno dato la forza di fare quello che abbiamo fatto? 

LA NOSTRA GENTE ha bisogno di una risposta. Chiara. Netta. Univoca. La destra politica italiana non è morta. La destra politica italiana esiste ancora, è viva, ma non solo. Come da sempre nel nostro DNA abbiamo ancora lo sguardo dritto al futuro. Abbiamo idee e progetti per l'Italia del domani. Abbiamo sogni da regalare ai nostri figli.

La destra politica italiana sta nel Popolo della Libertà perchè è coerente e fedele alla parola data. Con Berlusconi abbiamo deciso di dare vita ad un grande partito in grado di rappresentare tutto il popolo di centrodestra e non abbiamo cambiato certo idea. Il PDL è ancora in fase di costituzione, ma non è una Forza Italia allargata, nè un club di "fans da stadio" di Silvio Berlusconi. Il PDL è un partito con delle idee, dei valori, ma soprattutto è il partito all'interno del quale la nostra comunità umana e politica vive, cresce, lavora e porta avanti i suoi valori e le sue battaglie.

La destra politica italiana, quella di Maurizio Gasparri, di Gianni Alemanno, di Altero Matteoli, di Ignazio La Russa non ha mutato di una virgola il proprio percorso. E' rimasta fedele alla propria storia ed agli impegni che ha sottoscritto con i propri elettori. E di questo vogliamo tranquillizzarvi.

Ma vogliamo anche dirvi di più... Nel Popolo della Libertà esiste anche una nuova classe dirigente che sta crescendo e si sta affermando non perchè raccomandata o perchè figlia di qualche show televisivo. Una classe dirigente giovane, dalla faccia pulita, senza scheletri nell'armadio e senza altarini da scoprire. Una classe politica nascente che non vuole bruciare le tappe fingendosi finti "rottamatori" alla Matteo Renzi, ma che non si lascia neppure abbindolare dal "qualunquismo di regime" dei Santoro, dei Fazio e dei Saviano.

Una classe dirigente che oggi è forza trainante e propulsiva per il PDL nei consigli comunali di tutta Italia, nei consigli provinciali, nei consigli regionali e che si esprime al meglio nel volto pulito, semplice, rassicurante e nelle doti e nelle capacità di Giorgia Meloni.

Io mi sono avvicinato alla destra politica italiana nel 1993. Molti di voi molto prima. I più giovani molto dopo. Tutti però accomunati da quel fuoco ideale che ci divampava nel cuore e che oggi qualcuno vorrebbe raccontarci essere spento.

Il 5 dicembre prossimo, io sarò a Roma per giurare di fronte a tutti voi, e prima ancora di fronte a me stesso, che questo fuoco non è spento, ma anzi risplende ancora più forte e più brillante di prima. Spero di incontrare molti di voi quel giorno, di potervi abbracciare e di poter tornare a casa, alla sera, col cuore gonfio di nuova speranza. Per la nostra terra, per la nostra patria, per LA NOSTRA GENTE.

Francesco Torselli
Consigliere Comunale PDL Firenze
Dirigente Nazionale Giovane Italia

mercoledì 24 novembre 2010

Mishima è più vivo che mai



"Lunedì mattina, il treno corre verso nord-ovest rullando sui binari. Alcune donne chiacchierano, coprendo la bocca col palmo della mano mentre ridono. Un uomo in giacca e cravatta non alza gli occhi dal giornalino a fumetti.  Gli sguardi degli altri passeggeri fanno a turno per scandagliare quella persona dallo strano aspetto.
L’unico in piedi nella vettura mezza vuota. Il gaijin. Io. Siamo lontani dalla capitale, gli occidentali devono essere una rarità da queste parti. Non ci faccio caso, l’impazienza mi divora. Impossibile stare seduto, a dispetto delle due ore abbondanti di viaggio e dei cambi di linea. La voce femminile dell’altoparlante gorgheggia che siamo arrivati alla stazione di Tamabochi-mae. Finalmente. Un bel sole riscalda l’aria frizzante di fine novembre. M’incammino verso il cimitero, tra gli sguardi incuriositi degli ambulanti. Acquisto dei fiori, la signora parla col tono modulato del linguaggio femminile, aiutandosi a gesti. Annuisco, ringrazio, vado. La signora mi rincorre, reggendo un secchio di legno e un mestolo. Infine capisco che devo prenderli, e riportarglieli quando esco. Ridacchio, in Italia ben pochi li restituirebbero. Non per niente il Giappone è agli antipodi. La ringrazio di nuovo, comincio a cercare il settore numero 10.
Percorro i vialetti, seguendo l’itinerario tracciato a penna sulla cartina. Ieri al Centro informazioni turistiche di Tokyo l’impiegato, dopo un attimo di sconcerto, cento inchini e mille scuse, è sparito per tornare poco dopo con una torre di depliant e mappe. Più una sintesi manoscritta in inglese, con orari dei treni, stazioni di cambio, coincidenze. Poi ha tracciato il mio filo d’Arianna per questo giardino-labirinto di 128 ettari. Sono quasi certo d’essermi perso, quando vedo un’automobile posteggiata sul vialetto, nei pressi d’una tomba. Tre uomini a bordo, uno fuori. Vado verso di lui, sorrido: «Do you speak english?».
Sorride anche lui: «Zen zen, sumi masen». Ha detto per nulla, mi dispiace. Dispiace anche a me, che ora dovrò ricorrere al mio scarsissimo giapponese. Gli mostro la cartina: «Mishima Sensei wa doko desuka?» - Il Maestro Mishima dov’è? L’uomo s’illumina, indicando la tomba davanti a cui sono arrivato. Lo ringrazio, e m’avvicino alla lapide. In Giappone non usano fotografie, strizzo gli occhi per distinguere gli ideogrammi Mi e Shima. Eccoli. Il cuore accelera mentre, inginocchiato, sfioro con le dita i kanji del suo nome d’arte.
«Sumi masen…». L’uomo di prima, espressione imbarazzata, ha in mano una tessera. Comincia a parlare lentamente. È un poliziotto, e mi sta chiedendo i documenti. Dandogli il passaporto, non riesco a trattenere un sorrisetto. Ho fatto diecimila chilometri solo per essere fermato dalla Digos degli antipodi. Lui non smette di scusarsi, arretra inchinandosi ripetutamente fino all’auto. Torno a osservare la lapide, nell’aria tiepida il profumo dei fiori.
«Sumi masen…». Di nuovo il mio amico della Digos locale. Gli chiedo, con una punta di fastidio, qualche minuto di tranquillità per onorare il Maestro. Lui non smette di scusarsi e, sempre sorridendo, afferra mestolo e secchio, prende dell’acqua, compie a mo’ d’esempio il piccolo rito d’onoranza funebre. Finalmente capisco che fare con l’ambaradan della fioraia, e imito l’assai cortese poliziotto. Poi, cominciamo a chiacchierare in attesa che i suoi compari terminino gli accertamenti. Stenta a credere che un gaijin sia arrivato fin qui per l’anniversario della morte di Mishima. Rispondo che il Maestro è molto celebre in Occidente, e io personalmente lo considero un grande eroe. Non potevo mancare al quindicennale del seppuku. Arriva il passaporto, me lo restituisce con infinite cerimonie e richieste di perdono. Prima di salutarci, vuole sapere che cosa apprezzo di più della sua Patria.
Rispondo senz’esitazione: «Yamatodamashii». A sentire quel termine, insieme poetico e politico, usato nell’anteguerra per indicare lo Spirito dell’antico Giappone, sobbalza.
Gli chiedo se sa come arrivare alla tomba dell’Ammiraglio Yamamoto. Lui strabuzza gli occhi, io levo ritmicamente le braccia al cielo: «Tora! Tora! Tora!».
Il cortese poliziotto, davvero assai contrito, mi chiede nuovamente il passaporto e torna all’auto…"
Dal 1985, il mondo è molto cambiato. Così anche il Giappone. Sembrano maturi i tempi per la revisione della Carta costituzionale imposta dal proconsole MacArthur nel 1947, in particolare del famigerato articolo 9. Esattamente l’obiettivo del suicidio di Mishima. Non senza l’ironia involontaria di cui la storia abbonda, tra i più convinti sostenitori della nuova Costituzione figurano gli Usa, ansiosi d’alleggerire il proprio coinvolgimento strategico nel Pacifico per dedicarsi ad altri teatri. In tanti anni, non m’è riuscito d’imparare decentemente la lingua, ma ho continuato ad amare e leggere Mishima. Il fiume d’inchiostro che da lui origina, invece di scemare s’è ingrossato. Nuove traduzioni, nuovi studi, nuove analisi. La sua opera omnia consta attualmente di quaranta volumi, destinati a crescere con la collezione delle interviste e degli articoli. A quarant’anni dalla morte, continua a essere lo scrittore nipponico più noto e venduto sia in Patria sia all’estero. Un classico moderno. Letture e riletture e reinterpretazioni si sono succedute senza tregua, rincorrendosi, opponendosi, trovando sempre, nel fertilissimo mare della sua letteratura e della sua vita, nuovi spunti e nuovi motivi.
C’è davvero tutto in Mishima, e anche il contrario. Tradizione e modernità, Oriente e Occidente, lirismo e brutalità, compassione e sarcasmo, ideologia e poesia. Ogni cosa s’intravede sotto il velo delle infinite maschere di cui riveste i suoi personaggi. Forse nient’altro che sfaccettature di un’infinita ricchezza umana, spirituale, letteraria. Mishima non cessa d’affascinare, e di turbare.
Una cosa, però, blocca i tentativi di fagocitare, neutralizzare, digerire anche Mishima da parte della cultura globalizzata. La sua morte. Con quel suicidio così clamoroso e traumatico, fu egli stesso a volerlo. Gli ingegnosi cantori del nostro stanco ellenismo postmoderno, da Mishima bollati come «stupidi che puzzano di libri», qui si fermano. Qui il chiacchiericcio si tace. Sull’orlo di quel gesto folle, superbo nella sua inutilità. Un gesto in cui la Tradizione nipponica si concentra sulla punta acuminata della volontà di un uomo.
Un gesto che vive nella memoria dei giapponesi e brilla come una stella lontana, di una luce fragile e ostinata.