martedì 31 agosto 2010

FREE FLORENCE!



Un luogo nel quale si lotta. Un luogo umano, prima ancora che fisico. Un luoghi di legami e di gente che sopporta, suda e guarda avanti. Questo, tutto questo, è un pezzo di mondo libero nel deserto dell'edonismo galoppante e del pensiero unico. Come nel Bogside di Derry, dove la regina non manda scagnozzi. 
You are now entering free Florence

LA FIUMANA E' PRONTA A RIPARTIRE...

La guerra distrugge, ma non cancella. C’era una volta una squadra che l’invasione delle truppe di Tito ha cancellato. 14 marzo 1943, campionato di serie C: la Fiumana disputa la sua ultima partita, una vittoria per 4 a 1 contro ilVittorio Veneto. Poi nulla più. La guerra, il fronte, i rastrellamenti; preludio del passaggio di Fiume alla Jugoslavia. Oggi quella squadra potrebbe rinascere.
Sergio, Antonio e Luigi hanno tante cose in comune. Condividono un cognome molto conosciuto nel mondo del calcio: Vatta. Sergio ha speso una vita a coltivare talenti nelle giovanili del Torino, prima di entrare in federazione e diventare tecnico delle nazionali giovanili; un lavoro prezioso e silenzioso. Sergio è nato a Zara nel 1937. Era poco più che un bambino quando la Fiumana disputava i suoi ultimi campionati. Oggi vive a Torino, uno dei tanti esuli giunti nel capoluogo piemontese dopo la guerra. Nella città sabauda, insieme al fratello Antonio, presidente della Consulta Piemonte dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) e al figlio Luigi, avvocato, coltiva un sogno: far rinascere la Fiumana.
Li abbiamo incontrati e ci hanno raccontato il loro progetto.

Come è nata l’idea di ricostituire la Fiumana?
(Sergio Vatta) L’idea nasce in ambito familiare, sulla scorta dei ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsa prima nella nostra Zara, in Dalmazia, poi in giro per il Nord Italia, nei campi profughi: un’odissea durata 12 anni. Io e mio fratello Antonio abbiamo sempre giocato a calcio, per noi la Fiumana era il mito, la squadra più rappresentativa della nostre terra. Certo in Istria, in Dalmazia e anche nella stessa Fiume c’erano altri club di prestigio, ma la Fiumana era l’unica ad aver giocato in Serie A.
Oggi sono trascorsi tanti anni, ma le nostre radici sono profonde e vive come non mai. Abbiamo pertanto creduto in un sogno, quello di riportare in vita la grande Fiumana, facendola ripartire da dove si era prematuramente interrotta la sua avventura, da quel campionato di serie C da cui la guerra l’aveva strappata. A dire il vero, la guerra causò anche la ben più grave perdita per l’Italia di tutti i territori dell’Adriatico Orientale e scatenò tragedie immani come le Foibe e l’Esodo. Ma noi siamo ancora qui, non solo per ricordare, ma per far sì che anche i nostri figli e nipoti, possano ricordare chi siamo e da dove veniamo.
La Fiumana in questo senso è un simbolo, non solo della città di Fiume, ma di tutte le terre perdute, e ogni esule potrà riconoscervisi. Vorremmo dar vita a una grande polisportiva, perché la tradizione sportiva giuliano-dalmata ebbe grandi campioni in tantissime discipline, e vogliamo testimoniare questo grande passato dando modo ai nostri giovani di praticarle tutte. In questo modo otterremo il doppio risultato di mantenere una precisa identità etnica, invece di sparire come popolo col termine della nostra generazione, nonché di far conoscere a tutti gli Italiani la nostra storia, che è anche la loro. Perché noi siamo prima di tutto Italiani orgogliosi di esserlo, nonostante il tremendo prezzo pagato per poterlo affermare.

Avete chiesto alla Federazione il reintegro tra i professionisti. Già lo scorso anno l’ammissione è stata negata. Per quale motivo pensate che la vostra richiesta debba essere accettata?
(Luigi Vatta) La nostra istanza si fonda su argomentazioni di ordine morale e giuridico. Sotto il primo profilo, riteniamo che il progressivo riconoscimento dei diritti della nostra comunità, culminato con l’istituzione del Giorno del Ricordo nel 2004, possa e debba sfociare nel riottenimento della categoria in cui la Fiumana militava al momento del suo forzato scioglimento. Una sorta di risarcimento morale per le tragedie da noi patite. Il mondo dello sport, e in particolare quello del popolarissimo calcio, dovrebbe in tal senso dimostrarsi all’avanguardia rispetto alla politica, che conosce tempi molto più lunghi e vincoli più cogenti, e dimostrare di essere in grado di svolgere la funzione educativa che gli è propria. Noi riteniamo che la nostra richiesta dia modo al CONI e alla FIGC di espletare la fondamentale funzione di educare i cittadini, consentendo loro di conoscere una storia italiana rimasta troppo a lungo nascosta. Purtroppo pare che la burocrazia del governo dello sport sia più tenace di quella politica, e per questo ci siamo rivolti al Sottosegretario allo Sport On. Rocco Crimi, e nello scorso novembre abbiamo avuto un proficuo colloquio con lui a Palazzo Chigi, da cui speriamo arrivi l’impulso per sbloccare la situazione di stallo.
All’On. Crimi, ovviamente, abbiamo parlato anche del secondo profilo, quello giuridico, spiegandogli che la FIGC ha pur riconosciuto la fondatezza delle nostre pretese, accogliendo le conclusioni formulate dal compianto Giudice Laudi, incaricato di studiare il caso, ma si è trincerata dietro non meglio precisate “difficoltà organizzative” che impedirebbero l’inserimento della Fiumana in un campionato professionistico. Cosa che fa quanto meno sorridere, viste le recenti difficoltà di una serie impressionante di club impossibilitati ad iscriversi. Ma a noi questo non interessa: abbiamo detto chiaramente che non siamo una squadra da “ripescare”, che non vogliamo togliere il posto a nessuno che l’abbia meritato sul campo nell’ultima stagione, bensì intendiamo usufruire della possibilità di far ritenere “congelato” il titolo della Fiumana maturato nel 1943, dato che la normativa federale consente che l’attività interrotta per “casi di forza maggiore” riprenda anche a distanza di molti anni. Lo prevede l’art. 16 NOIF (norme organizzative interne federali). Se poi vogliamo discutere sulla natura di “casi di forza maggiore” che noi riconosciamo ai tragici avvenimenti del 1943-45… E comunque anche e soprattutto la legislazione dello Stato è dalla nostra, poiché le leggi n. 137/52 e la n. 763/81 prevedono che in ogni settore economico debbano essere ripristinate le condizioni antecedenti l’Esodo: noi eravamo una società professionistica, dunque rientrante nel mondo del lavoro, e anche se lo sport non è espressamente citato nelle due leggi, occorre tener conto del chiaro orientamento del nostro Legislatore.
In ogni caso, abbiamo atteso oltre 60 anni per rivedere in campo la Fiumana, e non ci spaventa certo qualche anno in più: abbiamo formulato la nostra istanza nel 2008, non saremo ai nastri di partenza per la stagione 2010/11, ma contiamo di esserlo nel 2011/12.

Nel 2011 è in programma il Triangolare del Ricordo che vedrà la partecipazione delle squadre di Pola, Fiume e Zara. Sarà la prima volta, dopo la fine della guerra, che le tre formazioni si affronteranno nuovamente. Come è nata questa iniziativa e che messaggio vuole trasmettere?
(Antonio Vatta) Il “Triangolare del Ricordo” è una splendida iniziativa messa in atto dalla Sede Nazionale dell’ANVGD, la più importante associazione di esuli di cui anche noi facciamo parte, io in particolare con l’incarico di presidente della Consulta Piemonte.
Credo che la nostra iniziativa di rifondare la Fiumana abbia aumentato a dismisura la “fame” di calcio e sport giuliano-dalmata e la risposta data col Triangolare del Ricordo mi pare ottima. Il messaggio è in linea con quello che vogliamo dare noi attraverso la rinascita della Fiumana: siamo vivi, siamo Italiani in mezzo agli Italiani, sparsi per tutta la penisola, ansiosi di farci conoscere e di rendere nota la nostra storia, che non è fatta solo dei tragici avvenimenti (ancora poco noti) che vanno sotto i nomi di Foibe ed Esodo. Siamo Romani, Veneziani, Italiani, siamo lavoratori che si sono fatti valere in tutte le professioni, e siamo anche calciatori come Loik, Volk e i fratelli Varglien, tennisti come Sirola e Cucelli, pugili come Benvenuti, velisti come Straulino e tanto altro ancora.
Il comitato organizzatore ci ha interpellati, e noi ovviamente aderiamo e parteciperemo all’iniziativa, sperando che l’11 giugno 2011 possa essere il prologo della stagione calcistica che rivedrà finalmente in campo la Fiumana, in Prima Divisione. In ogni caso sarà emozionante ritrovare i tanti fratelli sparsi per il mondo, che accorreranno a Roma per lo storico evento. E chissà, magari tra quei giovani discendenti di esuli che scenderanno in campo, ci sarà qualche talento che potrà vestire la maglia della rinata Fiumana.

lunedì 30 agosto 2010

FERMATE ILCEMENTO!


di Simona Simonetti (da Arianna Editrice)

Il Comune vuole realizzare una piattaforma con un grattacielo progettato da Fuksas attorno ad un antico porticciolo e alla spiaggia. Un comitato si oppone e vince. Ma c’è il timore di nuove speculazioni.

Siamo a Savona, Comune rosso e industriale che da 20 anni a questa parte si è deindustrializzato trasformando le aree produttive in cemento. Qui c’è un piccolo tesoro, 300 metri di costa ancora libera, una rara falesia per di più abitata da una madrepora protetta. Uno degli scogli affioranti reca da tempo immemore un tempietto dedicato alla Vergine Maria: da cui il nome della zona La Madonnetta, che per i savonesi è anche un luogo del cuore, da generazioni è la spiaggia dell’infanzia e del primo tuffo dagli scogli.

Molti anni fa si decise che qui si sarebbe costruito un finto “borgo marinaro” con relativo porto turistico e Giovanni Gambardella, manager pubblico dell’acciaio che vendette le acciaierie ai privati consentendo loro guadagni favolosi, si aggiudica l’affare. Il primo progetto lo disegna la moglie, ma la Regione boccia la signora Gambardella, troppo cemento sul litorale. Allora per far digerire la speculazione viene chiamato un architetto famoso: l’archistar Massimiliano Fuksas. 

Il maestro arriva con un progetto che lui chiama puntura di spillo. In realtà si tratta di un grattacielo di 120 metri che dovrebbe sorgere su una piattaforma di cemento tutto attorno ad un porticciolo. La politica si prostra e arriva ad invitare l’architetto (che per questo riceverà una parcella di un milione di euro dal privato) ad esporre il progetto in Consiglio comunale riunito in seduta pubblica. Il Sindaco vola a Roma, a spese dei savonesi, per visionare il lavoro. Ma nonostante il coro di voci entusiaste dei politici, dell’autorità portuale, dei sindacati e degli imprenditori, i savonesi rimangono perplessi. Iniziano a nascere comitati che contestano le scelte del consiglio comunale, i Verdi attaccano preparando una cartolina da spedire al Sindaco per chiedere il referendum, cartolina che viene anche consegnata in versione maxi il giorno in cui il Consiglio approva il progetto. L’allora sottosegretario all’Ambiente Laura Marchetti contesta il progetto e in un incontro pubblico lo boccia descrivendolo come «un fallo un po’ storto».

Nonostante la propaganda continui, i cittadini insistono.  Nel febbraio 2010 Fuksas, offeso dalle critiche e dall’insensibilità dei liguri, abbandona il progetto. Quella della Margonara è una bella storia perché per la prima volta  i savonesi reagiscono e fermano l’avanzata del cemento. Ma si tratta di una battaglia appena iniziata:  a luglio scorso, infatti, Gambardella è tornato alla carica riproponendo più o meno il primo progetto, questa volta disegnato non dalla moglie ma dalla figlia, l’architetto che ha sostituito Fuksas.  Vedremo cosa accadrà visto che la Gambardella jr ha tentato, ma invano, di cancellare le criticità che avevano causato lo stop da parte della Regione al tentativo della madre.

La sensibilizzazione al problema è stata mantenuta in questi anni dalle “Mamme Margonare”  che con tenacia si sono opposte al degrado programmato della spiaggia, arma infida delle amministrazioni per intervenire sui beni pubblici, e hanno contestato la sottrazione del bene all’uso collettivo per trasformarlo in occasione di profitto privato. Il gruppo ha sottolineato come sia importante tutelare le aree naturali, come questa spiaggia, perché sono una volta perdute sono irriproducibili. Inoltre si sta muovendo per preparare un progetto partecipato che tuteli soprattutto il diritto dei bambini a godere del mare della spiaggia, del giocare liberamente in un luogo protetto, a vivere in un ambiente anche socialmente vivo e sano.

Dice il gruppo delle mamme per la Margonara: «Noi siamo convinte che per le persone il vero valore sia l’ambiente. Spiaggia, mare, vegetazione, scogli e relazioni umane consolidate in anni di frequentazione. Siccome abbiamo dei valori solidi non ci siamo fatte mai convincere da chi progetta senza interpellare e continuiamo a difendere la piccola insenatura della spiaggia della Madonnetta che offre argini e protezione, spazi liberi, rocce, sabbia autoctona, mare limpido. Alla nostra spiaggia non c’è bisogno di mettere giochi gonfiabili, di chiamare animatori per intrattenere i bambini, i bambini da noi giocano in gruppo, ed in gruppo noi difendiamo questo piccolo tesoro». 
  

domenica 29 agosto 2010

INTERVISTA AI PARIGINI DI "PROGETTO APACHE"...

tratto da NOVOPRESS
Benvenuti sulle pagine di baionetta (http://baionetta.splinder.com) prima domanda a bruciapelo: perché gli « apache» ? Da dove salta fuori questo nome?
La parola « apache » é stata utilizzata dai giornali francesi all’inizio del XX secolo per designare le bande di giovani parigini che tanto timore incutevano ai borghesi, facendo riferimento alla pretesa ferocia degli Apaches americani. Il termine a noi evoca soprattutto il rifiuto dell’ordine stabilito borghese et lo spirito di resistenza delle tribù indiane. Vuole egualmente essere un monito per tutti quelli che non vogliono finire come questi pellerossa, spazzati via dall’invasione e sterminati o confinati nelle riserve, rimbambiti dall’alcool e dalla miseria.

Parigi é una città capitale, non solo per la Francia, ma per la storia e i destini d’Europa, cosa vuol dire essere un militante politico in una realtà cosi’ complessa?
Parigi é la città che mette insieme il più gran numero di santi e di vizi, come la descriveva Charles Péguy, puoi imbatterti nel meglio come nel peggio. Puo’ sembrare difficile fare della militanza in quella che é divenuta una megalopoli mondializzata, disumanizzata, vittima del liberalismo e di una immigrazione massiccia; una realtà che puo’ apparire malata di gigantismo senz’anima.
Ma Parigi é anche una storia estremamente ricca per chi la sa decifrare. Parigi sono più di 100 quartieri che, fino a non troppo tempo fa, erano delle vere e proprie città nella città. Parigi é anche quello che resta di un « modo di vivere » e di uno stile eccezionale. Senza dimenticare la sua tradizione di impegno politico e militante.

Cosa significa essere identitario, parigino e europeo?
Essere identitario vuol dire difendere in tutte le circostanze, nell’impegno politico o sindacale, nel volontariato, ma anche nei propri comportamenti quotidiani, l’identità etnica e culturale di cui siamo portatori. Vuol dire comportarsi « da Europeo » e opporsi a tutto cio’ che attenta a questa identità.
Gli Identitari sono dunque quelli che credono che la preservazione delle identità contro il rullo compressore del mondialismo sia una missione storica e un vessillo da contrapporre alla banalizzazione nell’uniforme.
L’impegno identitario nasce dal radicamento, e dunque dall’idea che noi siamo frutto di una terra e di un lignaggio, l’anello di una catena.
Essere identitario non é ne un dogma ne’ un’ideologia ma, al contrario, un principio che trae le sue basi dal reale, da quello che siamo.

Il potenziale rivoluzionario della gioventù é ancora d’attualità?
Oggi più che mai! Noi osserviamo che ovunque in Francia i giovani rappresentano il segmento più sensibile e più interessato ai nostri temi, i nostri discorsi e le nostre azioni. Esiste oggi una vera frattura generazionale: da un lato i giovani che subiscono pesantemente il razzismo anti-bianco, le ricadute economiche della mondializzazione, la violenza delle bande di immigrati, e dall’altro i loro genitori che non hanno conosciuto questi fenomeni e hanno avuto una vita relativamente privilegiata. La gioventù é in attesa di qualcosa di diverso da quello che il sistema le propone. Lo si nota, per esempio, quando sempre più sono i giovani a votare per i partiti di destra radicale. Lo sforzo é dunque quello di mostrare a questa gioventù le nostre alternative.

Il Projet Apache é un’avanguardia nell’innovazione dello stile e del linguaggio militante, perché questa necessità?
Noi vogliamo convincere attraverso l’esempio, per questo ci sembra indispensabile far sapere che noi non siamo affatto dei tipi tristi, a disagio e chiusi su se stessi, come i media del sistema amano descriverci. Essere un militante identitario é una scelta dettata dalla volontà, non una valvola di sfogo del proprio malessere. Noi vogliamo sedurre i nostri compagni di classe, i nostri colleghi di lavoro e gli amici, mostrando che la nostra battaglia non manca certo di spirito. É il senso dello slogan « Noi siamo come te, diventa come noi! ».

Due domande per lo spirito festaiolo che fa anch’esso parte del nostro stile di vita :

1) Dateci la ricetta del perfetto cocktail parigino per i nostri aperitivi al Durden!
Per esempio c’é il Communard (in riferimento alla Comune di Parigi del 1871, quando i parigini rifiutando la sconfitta militare contro la Prussia, si ribellarono): basta aggiungere una parte di sciroppo di cassis in un bicchiere di vino rosso e mescolare. Alrimenti c’é il Bougnat, che prende il nome dai contadini dell’Auvergne che, installatisi a Parigi all’inizio del XX secolo, divennero spesso gestori dei bistrot : si mescola del succo di limone con dello zucchero di canna, poi si aggiungono due parti di vino bianco e una di birra.

La seconda : a quando una spedizione degli Apaches in Sicilia?
Speriamo entro la fine dell’anno, se Paparella é disponibile a farci da guida, nel frattempo i siciliani del Cervantes sono i benvenuti nella riserva indiana di Parigi!

sabato 28 agosto 2010

NIENTE MINARETI...E POI?

L’eruzione gioiosa e vendicativa scaturita nell’area nazionalista e identitaria per il risultato della votazione in Svizzera sui minareti, insospettisce sulla superficialita’ del movimento e della sua « lotta contro l’islam»  tanto che potremmo a ragione parlare di un parziale pregiudizio riguardo le problematiche portate da questa religione.
Certo, e’ indubbiamente una goduria assistere alla bile delle solite gorgoni da corteo funebre della sacrosanta democrazia nei confronti dei « pericoli populisti»  della pratica referendaria, ma, al contrario, dovremmo poter sorridere anche delle reazioni forcaiole e scomposte dei ben noti reazionari elitisti e cantori dell’autocrazia – solitamente grandi sbandieratori delle aberrazioni e assurdita’ del principio democratico – nel divenire degli avvocati veementi a difesa del carattere sacrale della scelta maggioritaria.
La verita’ e’ che non si guadagna mai niente a modellare i propri principi alle circostanze.

Una volta svanita la crassa soddisfazione per il calcio in culo al politicamente corretto, si pone pero’ la questione primordiale del bilancio di questa decisione.
Il divieto della costruzione di minareti fara’ diminuire il numero di immigrati in Svizzera, o riuscira’ a disturbare la pratica dell’Islam e rafforzare l’identita’ elvetica, togliendo, ad esempio, la gioventu’ dalla droga e la techno per dirigerla verso le chiese e i templi?
Ovviamente no.

L’unico merito di questa votazione e’ di aver forzato l’apertura ad un dibattito che fino ad ora era stato mantenuto sotto traccia. In nessun caso pero’ potra’ essere considerata come una risposta soddisfacente al suddetto dibattito.
Il rigetto dell’espressione architetturale piu’ evidente dello sviluppo dell’islam non puo’ che intrattenere i musulmani in una posizione di vittimismo e ha perfino il demerito di fornire delle argomentazioni supplementari ai piu’ radicali tra loro, senza riuscire a regolare alcuna delle questioni di fondo.
Per avvicinarsi politicamente, e non epidermicamente, all’islam, bisogna avere il coraggio e l’onesta’ e soprattutto la consapevolezza che questa religione non sara’ mai « rigettata in mare» , sradicata in maniera totale e assoluta dal suolo europeo. Tale costatazione non essendo affatto una demissione o una rassegnazione, ma, al contrario, la base di una politica volontarista, concreta e efficace, e non semplicemente incantatoria.
Non e’ per divieto amministrativo che riusciremmo a opporci efficacemente all’eccessiva espansione dell’islam, ma unicamente vivendo quotidianamente la nostra identita’, sia essa ricollegata alla fede o ad una cultura europea reale e radicata.
La « Reconquista»  non si e’ mai espressa (e mai lo sara’) nell’ottenimento dell’annulazione di un permesso per costruire una moschea, laddove sorgeranno supermercati e discoteche.
Poiche’ l’islam, religione patriarcale, tradizionale e arcaica, non potra’ mai essere intrinsecamente e ontologicamente, il nemico numero 1 dei ribelli contro il mondo moderno, dei militanti anti-liberali e refrattari al progressismo ed alla « festivocrazia»  obbligatoria come noi.
Il pericolo dell’islam e’ la sua massificazione e la trasformazione in forza politica con volonta’ egemonica; ancora una volta, la chiave del problema si situa dunque nel numero, nella proporzione dei musulmani in rapporto all’insieme della comunita’ e della sua solidita’.
E’ quindi proprio l’immigrazione – o meglio, la gestione dei flussi delle popolazioni – ad essere il nodo causale della problematica attuale e non la religione musulmana in quanto tale.
Attenzione, non confondiamoci sui nostri avversari e chiediamoci invece: chi minaccia di piu’ la nostra visione del mondo, i musulmani praticanti o la feccia sottoculturata e disumanizzata da MTV?
Con chi abbiamo una maggiore possibilita’ di istaurare un dialogo produttivo e utile sulla questione di identita’, immigrazione e ritorno concertato al paese: con i musulmani preoccupati delle proprie tradizioni e origini o con l’ectoplasma gia’ assimilato al modello occidentale del relativismo e del denaro?

L’islam, praticato da comunita’ numericamente limitate non e’ piu’ antagonista ai nostri valori che il buddismo, la « new age» , l’evangelismo, il giudaismo o, ancor peggio, l’ateismo consumista rafforzato dal culto della tecnica e del progresso che prende il posto della spiritualita’ per la maggior parte dei nostri contemporanei di radice europea.
Cio’ che rifiutiamo, con la piu’ implacabile delle convinzioni, non e’ infatti l’islam, religione degna e rispettabile, ma l’importazione di masse allogene, di qualsiasi natura esse siano, che atomizzano la societa’ rendendo impossibile l’idea stessa di coesione collettiva, di vera solidarieta’ e di coscienza comunitaria.
L’utilizzo della lotta contro l’islam come intermediario principale (e nascondino!) dell’opposizione all’immigrazione non e’ solamente un errore, ma e’ anche un difetto.
Quello di invertire la gerarchia delle problematiche.
I flussi migratori incontrollati, l’indifferenza mercantile ed il multi-etnicismo senz’anima, eccoli i nostri nemici.
Ancora una volta, non sbagliamo le nostre battaglie e smettiamola di prendere una succursale bancaria come esempio di ogni nostra lotta e speranza.

venerdì 27 agosto 2010

Gli elfi della metropoli





di Gianfranco De Turris
da CENTRO STUDI LA RUNA
Tutto è iniziato al culmine degli “anni di piombo”. Quando più l’atroce concretezza del terrorismo, il sangue, i morti, i sequestrati, i messaggi feroci e deliranti, in poche parole la Realtà, ci assediava da ogni lato, nel 1978 apparve un libro che era allo stesso tempo una porta su un Altrove mitico e quotidiano, e “un manuale per un improbabile salvezza”, una “uscita di sicurezza” per gli orrori che ci circondano. Mi riferisco a Gnomi di Wil Huygen e Rrien Poortvliet, due olandesi ai quali non si finirà mai di rendere merito per il loro piccolo capolavoro di fantasia e ironia. Con ogni evidenza era un avvenimento da lungo tempo inconsciamente atteso. Non solo si tirò dietro altri libri molto belli, sempre editi da Rizzoli, dallo stupendo Fate di Froud e Lee, a Giganti, a Streghe; non solo diede vita ad una lunga serie di cartoni animati spagnoli molto amati dai bambini (David GnomoBenjamin), ma contribuì alla riscoperta del “Piccolo Popolo”, cui vennero dedicati svariati volumi saggistici, il che unito alla contemporanea rivalutazione delle fiabe, ha fatto sì che questi argomenti, che hanno in comune molti aspetti, siano stati definitivamente riscoperti ed oggi, non più messi all’indice da una cultura a senso unico, siano un tema come tutti gli altri per la nostra editoria e la nostra critica.

Ci si potrebbe chiedere, invero oziosamente, del perchè di tutto ciò, del perchè, in piena era moderna, meccanica, elettronica, computerizzata, si sia sentita la necessità di un ritorno a cose tanto poco razionali, tanto “infantili”. Il bisogno di un varco che permettesse di uscire da una situazione generale per nulla gratificante, come si è detto, è già una prima risposta, ma non è sufficiente. Altre possibilità in quegli anni si erano presentate e di diversi generi: perchè la riscoperta del “Piccolo Popolo”? Il desiderio collettivo di ritornare bambini? All’epoca spensierata delle favole?


Forse, ma non necessariamente. Ma cosa rappresenta, che cosa rappresentavano ancora gli gnomi, le fate, gli elfi? Si devono tener presenti due fatti: otto anni prima la traduzione de Il Signore degli Anelli di Tolkien aveva dimostrato che si poteva parlare di certe cose – che in modo automatico vengono collegate all’infanzia – senza cadere nel puerile. Contemporaneamente l’affermarsi sempre più prepotente di una “coscienza ecologica” aveva messo in discussione – a causa di certi risultati sotto gli occhi di tutti – l’assoluta bontà delle scelte tecnologiche e industriali effettuate sino a quel momento in Occidente. Insomma riscoperta della Natura, riscoperta di una dimensione fantastica dell’infanzia, a me pare che siano – almeno ad un iniziale approccio – alla base del successo e della riaffermazione del “Piccolo Popolo” e dei suoi molti protagonisti, e non più solo a livello ludico e fanciullesco. Livello che peraltro aveva già i suoi personaggi di successo di questo tipo, gli Schtroumpfs, noti da noi come Puffi, creati nel 1958 dal disegnatore belga Peyo, gnometti blu ispirati al folklore celtico.
Allora cerchiamo di andare più a fondo. Se affermazione c’è stata, presso il pubblico degli adulti, se essa non è soltanto una moda editoriale, per quale motivo si è prodotta? Che cosa sta a simboleggiare questa folla di personaggi che emergono dalle favole che abbiamo letto da piccoli, che ci venivano raccontate la sera per tranquillizzarci e/o spaventarci? I nani, gli gnomi, i folletti, i coboldi, i leprecauni, i troll, gli elfi, le fatine, ci diranno gli studiosi di antropologia culturale, di folklore, di tradizioni locali, erano la risposta irrazionale e antropomorfica per chiarire i fatti e avvenimenti che gente incolta e semplice non riusciva altrimenti a spiegarsi, personificando spesso fenomeni naturali: morti misteriose, perdita e ritrovamento di oggetti, atteggiamenti umani insoliti, eventi atmosferici imprevisti, autosuggestioni provate nelle foreste e nei campi, rumori notturni nelle case solitarie, epidemie di animali e così via. Un retaggio sostanzialmente pagano che l’avvento del cristianesimo in Europa non è stato in grado di debellare del tutto o che ha più semplicemente “trasformato” e adattato al nuovo clima religioso. Contadini e montanari, vivendo a contatto con la Natura, avevano la necessità di dare, in qualche modo, una spiegazione a fatti che non capivano. Semplice, chiaro, e soprattutto razionale. Ma che bisogno abbiamo noi, oggi, che contadini e montanari non siamo, che abitiamo in metropoli divenute “giungle d’asfalto” e non in campagna e sulle montagne, che bisogno abbiamo noi di rinfrancarci un po’ lo spirito gustando i libri di Huygen e Poortvliet, di Froud e Lee e tutti gli altri? Non certo perchè abbiamo bisogno di spiegazioni per fatti che non comprendiamo. E allora? Non sarà forse perchè il “Piccolo Popolo” è un simbolo, il simbolo di qualcosa, ieri come oggi, e quindi sempre valido, al di là della contingenza, al di là del profondo mutamento della cultura divenuta da agricola a industriale e quindi postindustriale?

Ormai si sa che, ciclicamente, ad un estrema “materializzazione” dell’esistenza fa seguito l’opposto: quando si pensa che si sia fatta tabula rasa del mondo dello spirito, si è giunti al picco del materialismo, rispunta la metafisica. E che, assai spesso, questo nuovo spiritualismo, questa nuova metafisica, sono cose spurie e degradate, comunque sintomo di una necessità intima e insopprimibile dell’essere umano. L’attuale proliferare di sette e conventicole, che tanto allarma sociologi e moralisti, nonchè la Chiesa, lo provano. Cosa c’è dietro all’interesse, alla curiosità, alla necessità che abbiamo di riscoprire il “Piccolo Popolo”? Proviamo ad andare ancora oltre alle risposte già date: la riscoperta della Natura, del folklore, dell’infanzia. Se gnomi, elfi e fate hanno un effetto su di noi che usiamo regolarmente automobile e computer, aeroplano e videoregistratore, televisore e telefono da tasca, non sarà forse perchè essi simboleggiano non eventi naturali, ma i poteri che stanno dietro ad essi? Noi sappiamo benissimo (ce lo insegnano dalla scuola elementare) cosa sono esternamente, sappiamo come si producono, ma non abbiamo più quella percezione del mitico e del meraviglioso che ci fa intuire la potenza che si nasconde dietro a tutto questo. Il “Piccolo Popolo” è una delle rappresentazioni, positiva o anche negativa, di questa potenza, in un forma per così dire “gentile”, anche se in alcuni casi mostruosa. E proprio perchè è un simbolismo che va oltre l’aspetto esteriore e naturale, riesce ad essere ancora efficace (parzialmente efficace) in una cultura come l’attuale che è del tutto opposta a quella che lo creò.
Se la Natura è “magica”, questa sua magia, si perpetua nonostante tutto, anche se in modi e forme un po’ diverse. La tendenza dell’essere umano a vedere dietro a fenomeni inspiegabili qualcosa di più del “caso”, della “coincidenza”, di un insieme di circostanze speciali, ce la danno due esempi. Il primo è costituito dalle cosiddette “leggende metropolitane” che, in un contesto cittadino, riecheggiano quelle della cultura contadina, cambiando soltanto sfondi e personaggi; e l’altra, inserita in esse, è la creazione dei gremlins, questi esseri brutti e dispettosi, al limite cattivi e crudeli, che non sono affatto una invenzione del film di Joe Dante, ma risalgono alla Seconda Guerra mondiale quando i militari americani, se non sbaglio dell’ aeronautica, spiegavano con i gremlins incidenti e guasti altrimenti non comprensibili se non con l’intervento di misteriosi “esseri”. La “realtà” di questa creazione del folklore moderno è ormai attestata da dizionari: l’Oxford Advanced Learner’s Dictionary of Current English (1989) la definisce come una “immaginaria creatura dispettosa ritenuta causa di difetti meccanici o di altro tipo”. E Massimo Izzi nel suo monumentale Dizionario illustrato dei mostri (Gremese, 1989) li considera “classici folletti adattati alla nostra epoca tecnologica”, il cui nome deriva dall’antico inglese gremian, vessare.
Sarà forse un caso, ma anche i gremlins, proprio come l’antico “Piccolo Popolo”, hanno un atteggiamento anti-tecnologico. Ce lo conferma il Libro degli elfi (Ed. Settimo Sigillo 1991), in cui l’autore, Alfredo Brandi, esattamente come un moderno antropologo culturale, effettua una vera e propria classificazione a livello europeo, di una particolare stirpe, gli elfi. La maggior parte di essi non tollera il massacro della Natura che ha compiuto l’uomo moderno (il che è la causa anche della sua progressiva scomparsa, o meglio eclissi), ma non sopporta neanche il rumore di treni e auto, di attrezzi meccanici et similia. E non sopporta nemmeno il suono delle campane e altre manifestazioni esteriori del cristianesimo.
“Noi siamo rimasti fedeli alla nostra origine, mentre voi no”, dice lo gnomo Haroldson, 379 anni, a Huygen e Poortvliet, nella conversazione che chiude il loro libro. “Il nostro rapporto con la terra si basa sull’armonia, mentre il vostro si basa sull’abuso: abuso nelle questioni di vita e di morte”. Gli gnomi, gli elfi, il “Piccolo Popolo” sono simboli delle potenze della Natura e dell’armonia nei rapporti con essa. Come mette in evidenza Brandi, possono compiere sì dispetti, sono a volte sì pericolosi, ma in genere aiutano l’uomo (il contadino, il montanaro) in modo invisibile. E’ una concezione, come viene documentato nel suo libro, che è diffusa in tutta l’ Europa, dal Portogallo alla Russia, dalla Grecia all’Islanda.
“C’è un baratro fra quanto voi intendete come progresso e quello che intendiamo noi come progresso”, dice sempre Haroldson. Opere come queste possono contribuire a ricordarcelo.

giovedì 26 agosto 2010

ARRIVA ATREJU! CASAGGì SI PREPARA...


Dritto al cuore di chi crede! 
È il grido di battaglia di Atreju 2010, Festa nazionale della Giovane Italia.

Nata nell’alveo della destra giovanile nel 1997, Atreju non è più solo il protagonista de “La Storia Infinita” di Michael Ende, scelto dagli organizzatori per incarnare l’esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano contro le forze del "Nulla", contro un nemico che logora la fantasia della gioventù, ne consuma le energie, lo spoglia di valori ed ideali, sino ad appiattirne l’esistenza. Atreju è ormai anche il consueto appuntamento di fine estate che segna l’inizio della stagione politica italiana.

Dall’8 al 12 settembre, per cinque giorni si succederanno dibattiti, mostre, spettacoli, provocazioni, giochi e suggestioni, concerti, piscina, campeggio, all’interno di un villaggio eco-compatibile di 5mila metri quadri, costruito all’ombra del Colosseo, monumento simbolo dell’identità italiana. “Mille sogni, una sola Italia” è infatti il secondo messaggio che giunge dai manifesti che annunciano Atreju 2010, con un evidente richiamo al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia che si celebrerà nei mesi successivi. Come sempre, il programma integrale sarà svelato gli ultimi giorni di agosto. Ma alcuni eventi possiamo anticiparli.

Mercoledì 8 settembre ad aprire i battenti della Festa sarà il Presidente del Consiglio, 
Silvio Berlusconi. Accompagnato sul palco dal Ministro della Gioventù, GIORGIA MELONI, il Cavaliere si confronterà con i ragazzi e le ragazze della Giovane Italia, per fare un bilancio dell’anno passato, ma soprattutto per tracciare le linee guida della nuova stagione politica.

Nel corso della sessione straordinaria della 
Summer School di Gaetano Quagliariellosi discuterà della figura di Bettino Craxi. Parteciperanno Stefania Craxi, Renato Brunetta, Fabio Rampelli e Augusto Minzolini. Tratteranno di giovani e lavoro: Maurizio Sacconi, Piero Ichino, Renata Polverini ed Enrico Letta. Lo stesso giornoRoberto Maroni, Maurizio Gasparri, Andrea Riccardi e Rosy Bindi si sfideranno invece sui temi legati a immigrazione e solidarietà.
Spazio anche alla riforma universitaria
 . Ne discuteranno: Mariastella Gelmini, Beppe Fioroni, Pigi Battista e Stefano Zecchi. Inoltre si parlerà di giovani e lotta alla mafia con Angelino Alfano e Alfredo Mantovano.

Sabato mattina, alla presenza del Presidente del Senato, 
Renato Schifani e del Presidente del Comitato ufficiale per le celebrazioni del 150esimoGiuliano Amato, si racconterà dei ragazzi che fecero l’Italia. Interverranno: Ignazio La Russa, Marco Pizzo Marcello Veneziani.

Nel pomeriggio, 
Nichi Vendola e Stefania Prestigiacomo si confronteranno sull’energia del futuro e la difesa del presenteGianni Alemanno, Raffele Fitto, Pasquale Viespoli, Enrico la Loggia e Filippo Penati, si sfideranno invece sulla questione del federalismo e dell’unità nazionale.

Nel corso della Festa, non mancheranno poi i confronti diretti della Giovane Italia, come quelli con 
Mons. Rino Fisichella e Giulio Tremonti, oltre alla partecipazione di ministri come Franco Frattini, Mara Carfagna, Michela Brambilla Andrea Ronchi.

Ma gli appuntamenti descritti finora, sono solo alcuni del ricco palinsesto di Atreju 2010. 
Fedeli alla linea: nessun simbolo di partito, né tanto meno discriminazioni o preclusioni di sorta. Insomma, come recitava uno slogan ben riuscito: Atreju è una festa di parte, non di partito.

Restano da svelare altri dibattiti, le mostre, i libri che presenteremo e soprattutto i quattro destinatari del premio Atreju.

Non resta che ricordare a tutti i numeri da chiamare per partecipare ad Atreju.
 
Per info o adesioni da Firenze e provincia:  
392/7700024 o fdgfirenze@inwind.it o pagina Fb Casaggì Firenze

SITO UFFICIALE: 
www.atreju.tv

martedì 24 agosto 2010

Torselli e Roselli (PdL): "Un azzardo spendere 2 Milioni di Euro per Piazza Duomo prima di aver definito il percorso della tramvia

“Prima di spendere altri 2 milioni dei contribuenti per la riorganizzazione di Piazza Duomo, il sindaco faccia chiarezza sul nuovo tracciato della tramvia”. Questo quanto dichiarato dai consiglieri del PdL Emanuele Roselli e Francesco Torselli.

“La giunta ha dato il proprio via libera con una specifica delibera, la n. 306 dell’11 agosto scorso, alla spesa di ulteriori 2 milioni di euro al fine di riqualificare, dopo la pedonalizzazione, la zona di Piazza Duomo. Recuperare il centro storico e i luoghi d’arte è una cosa senz’altro positiva - osservano i due consiglieri del Pdl -, ma prima di aprire i cantieri e di mettere mano ai soldi dei cittadini è bene avere le idee chiare, cosa che ad oggi il sindaco non ha”.



“Avviare lavori così significativi, come il rifacimento di via Martelli per i quali sono stati stanziati 800.000 euro, senza prima aver modificato ufficialmente e definitivamente il percorso della linea 2 ci pare una cosa azzardata. Ad oggi il sindaco si è speso in prima persona per scongiurare il passaggio del treno in Piazza Duomo, ma non vorremmo che un domani, un Barducci di turno, magari eletto primo cittadino, decida di tornare al progetto originario”.

 

“Del resto il sindaco è solito lanciare slogan ed idee senza poi realizzarle mai compiutamente. Se si vogliono fare le cose sul serio occorre cambiare le carte e sciogliere definitivamente questo nodo. Renzi si chiarisca prima le idee e poi presenti alla città un progetto complessivo, serio e sostenibile. Non ci possiamo permettere – concludono Roselli e Torselli -, cantieri e nuovi disagi per i commercianti per un progetto che non sia davvero quello definitivo”.

sabato 21 agosto 2010

Rom, Torselli e Roselli (PdL): "Urge censimento dei residenti e dei loro redditi".


"E' urgente fare un censimento non solo delle persone presenti nei campi rom ma anche delle fonti dei loro redditi". E' quanto dichiarano i consiglieri del Pdl Emanuele Roselli e Francesco Torselli.

"Troppo spesso - dicono gli esponenti del centro destra- i rom si rendono protagonisti di azioni al limite della legalità e le azioni intraprese in questi anni dal centrosinistra sono state inefficaci, tanto che la situazione resta ad oggi critica. Visto poi che i costi di gestione dei campi sono tutti a carico del Comune e quindi dei cittadini, riteniamo necessario che sia fatta chiarezza anche in merito ai redditi delle persone che vivono all'interno dei campi rom".

 
"Ormai da tempo andiamo dicendo che i campi Rom non sono uno strumento adeguato per raggiungere una vera integrazione sociale. Ma se queste persone non sono in grado si pagare i servizi e le bollette, con quali soldi sopravvivono? E da dove arrivano questi soldi? Sono domande che molti cittadini si fanno e alle quali l'amministrazione deve dare risposte".

Secondo Torselli e Roselli: "coloro che scelgono volutamente di restare fuori dai processi di integrazione sociale devono essere esclusi da ogni sussidio pubblico".

"Quello che sta accadendo in Francia - concludono i due esponenti del PdL di Palazzo Vecchio- è la dimostrazione che quando c'è la volontà di affrontare seriamente i problemi le strade per farlo si trovano, purché si rispetti sempre la dignità della persona e, ovviamente, della normativa europea".

giovedì 19 agosto 2010

Roselli e Torselli (PdL): "Spesi in un anno oltre 450.000 Euro per la comunicazione"

Il sindaco fa pagare ai cittadini i ‘suoi’ slogan ad effetto.
“In un anno il Comune ha speso più di 450.000 mila euro per la comunicazione e in molti casi queste campagne hanno poco a che vedere con i problemi dei cittadini. Mentre da un lato il sindaco continua a lamentarsi per i provvedimenti sulla razionalizzazione delle spese degli enti locali predisposti da Governo, dall’altra non si fa problemi a finanziare vere e proprie campagne di comunicazione per promuovere l’operato e le iniziative dell’amministrazione”. Lo dichiarano i consiglieri del Pdl Emanuele Roselli e Francesco Torselli.

“Dai nostri conti - spiegano i due esponenti del centrodestra - tra personale addetto, realizzazioni grafiche, inserti pubblicitari, passaggi radio e stampa di volantini, manifesti, tra il 2009 e il 2010 il Comune di Firenze ha speso circa 455.000 mila euro per la comunicazione. Una cifra significativa soprattutto se si pensa che in molti casi non si è trattato solo di campagne informative, ma anche di vere e proprie campagne di immagine e comunicazione. Vogliamo ricordare ad esempio la campagna di comunicazione relativa alla pedonalizzazione di Piazza Duomo per la quale sono stati spesi quasi 25.000 euro; per non parlare dell’ideazione dello slogan ‘Intorno a chi cambia c’è Firenze’ che è costato alle casse comunali la bellezza di 13.200 euro, senza aver portato nessun effetto concreto e positivo ai tanti problemi che i fiorentini si trovano, ogni giorno, a fare i conti”.

“Altri soldi - proseguono - sono stati spesi poi per la campagna “Insonnia creativa” dell’assessorato alla cultura e per la cui promozione sono stati spesi altri 6.000 euro. Cifra poco superiore è stata spesa per i passaggi radio utilizzati per pubblicizzare il capodanno 2009, mentre altri 4.200 euro sono stati spesi per la pubblicazione di ‘Io amo Firenze’. Non dobbiamo poi dimenticare i volantini spediti a casa dei fiorentini ad aprile per promuovere ‘l’affitto’ dei posti auto in vista del nuovo piano sosta, che ad oggi pare finito nel lungo elenco delle promesse non mantenute del sindaco”.

Per Roselli e Torselli “il sindaco non si è limitato a lanciare campagne di comunicazione, ma ha voluto anche monitorare i benefici che esse hanno portato: benefici probabilmente di immagine, visto che queste spese non hanno certo portato effetti concreti per i cittadini. Abbiamo trovato quindi un provvedimento dello scorso ottobre con il quale venivano stanziati, con delega diretta all’ufficio del sindaco, ben 30.000 euro, al fine di monitorare l’efficacia della comunicazione istituzionale: di lì a poco, dopo la firma di un nuovo provvedimento, sono stati spesi oltre 7.300 euro per un una indagine telefonica relativa proprio al gradimento della comunicazione istituzionale”.

“Vogliamo informare i cittadini - concludono Roselli e Torselli - su come vengono spesi i loro soldi visto che il sindaco e i suoi assessori non perdono occasione per ricordare ai cittadini che se il Comune non ha fondi per risolvere i loro problemi o offrire loro servizi migliori, tutto dipende sempre e solo dal Governo e da Berlusconi. Questo dimostra che non è vero e che atteggiamenti diversi e scelte più responsabili possono essere fatte. La prossima volta che il sindaco lancerà un’altra ‘campagna’ contro i provvedimenti del Governo, abbia almeno la ‘cortesia’ di non pagarla, almeno quella, con i soldi dei fiorentini”.

mercoledì 18 agosto 2010

Torselli e Roselli (PdL) incontrano i dipendenti di CitySightSeeing: "Se le idee di Renzi andranno in porto perderemo tutti i...

"In questi giorni si sta facendo un gran parlare del riassetto voluto dal Sindaco Renzi del servizio dei bus turistici scoperti, ma prima di proporre modifiche e riorganizzazioni del servizio, Renzi ha valutato i danni economici che un riassetto errato del servizio procurerebbe alle casse comunali? E dei giovani che oggi lavorano come hostess e come dipendenti negli uffici che finirebbero per perdere il proprio posto?". Questo il commento "a caldo" rilasciato dai consiglieri comunali del PdL Francesco Torselli ed Emanuele Roselli al termine di un incontro avvenuto oggi con i dipendenti di CitySightSeeing.

"CitySightSeeing ad oggi - spiegano i due esponenti del centrodestra - da lavoro a 16 hostess e 13 autisti, la stragrande maggioranza di loro con meno di 35 anni; già con la decisione già presa dal Sindaco di spostare il capolinea dalla Stazione di Santa Maria Novella l'azienda ha previsto una riduzione del volume di affari di circa il 20% e questo significa inevitabilmente tagli al personale".

"Ascoltare le preoccupazioni di questi ragazzi - raccontano Torselli e Roselli - fa salire una grande tristezza: molti di loro si interrogano infatti su che fine farà il loro posto di lavoro dopo il 1 marzo 2011, ovvero quando oltre al capolinea alla stazione sarà cancellato anche il percorso in Oltrarno".

"Una ragazza di nome Enrica - proseguono Torselli e Roselli - ci ha fatto sapere che se il riassetto del servizio voluto da Renzi andasse in porto, la società è già stata chiara e la prima operazione per fare fronte alla riduzione del volume d'affari consisterà nella riduzione del personale e nell'affidamento delle mansioni svolte oggi dai giovani dipendenti di CitySightSeeing a cooperative esterne".

"Sempre ascoltando i dipendenti del famoso 'bus rosso' - fanno sapere ancora i due consiglieri del PdL - la società sarebbe disponibile a rivedere il proprio parco veicoli, ricorrendo anche a mezzi più piccoli ed ecologici (mezzi del genere sono già utilizzati da CitySightSeeing a Sorrento e ad Ischia), ma prima di effettuare un investimento notevole e consistente, essi vorrebbero quelle garanzie dal comune che, ad oggi, Matteo Renzi non è stato in grado di dare".

"Senza considerare - concludono Torselli e Roselli - il danno che un ridimensionamento del CitySightSeeing (società che ricordiamo essere al 60% di proprietà della partecipata ATAF), per non parlare di una soppressione del servizio, causerebbe alle casse del comune. Renzi non può non tener conto che, negli anni antecedenti alla crisi economica sovranazionale il servizio ha realizzato anche utili di 300 Mila Euro all'anno, oltre ai circa 50 Mila che arrivano nelle casse del comune dal pagamento dei ticket per accedere alla ZTL. Per non parlare della svalutazione della ditta che, se fino a qualche anno fa era valutata oltre 3 milioni di Euro, oggi ATAF pare abbia provato inutilmente a venderla senza trovare reali soggetti interessati".

martedì 17 agosto 2010

Cossiga, Torselli (PdL): "Cordoglio a nome dei giovani del PdL. Peccato per i segreti che si è portato nella tomba".

"A nome della Giovane Italia di Firenze e di tutti i giovani vicini al Popolo della Libertà esprimo il mio più sentito cordoglio per la scomparsa dell'ex-Presidente della Repubblica e Senatore a Vita, Francesco Cossiga". Così Francesco Torselli, consigliere comunale del PdL e Dirigente Nazionale della Giovane Italia, l'organizzazione giovanile del PdL.

"Con la scomparsa di Cossiga - commenta il consigliere del PdL - se ne va un protagonista assoluto della politica italiana della cosiddetta Prima Repubblica e l'uomo che con le sue famose 'picconate' contribuì ad aprire la strada alla Seconda Repubblica ed all'uscita dal 'ghetto' del Movimento Sociale".
 
"Ma con Cossiga - conclude Torselli - se ne vanno anche i tanti segreti che hanno avvolto il nostro paese durante gli anni delle stragi e del terrorismo e, dicendo così, penso per prima alla Strage di Bologna, etichettata dallo stesso Cossiga come 'fascista' ma definita in seguito 'senza colpevoli' dallo stesso il quale, almeno ultimamente, aveva fatto capire di non aver mai creduto alla colpevolezza di Fioravanti, Mambro e Ciavardini. I numerosi segreti che sicuramente Cossiga conosceva, da oggi riposeranno con lui per sempre".

TORSELLI, ROSELLI E CELLAI (PDL): "ALLOGGI POPOLARI E SERVIZI ALL'INFANZIA: NE BENEFICIANO PIU' GLI STRANIERI O GLI ITALIANI?"

PRESTO PRESENTEREMO UNA NOSTRA PROPOSTA PER RIFORMARE I CRITERI DI COMPOSIZIONE DELLE GRADUATORIE ALLA QUALE STIAMO LAVORANDO DA TEMPO.

"Vogliamo sapere con precisione quanti sono gli alloggi ERP di proprietà del Comune di Firenze, quanti di essi sono ad oggi agibili, quanti sono stati asseganti a cittadini italiani e quanti a cittadini stranieri. E la stessa domanda l'abbiamo fatta in merito ai posti negli asili nido comunali ed in quelle strutture analoghe convenzionate con il comune di Firenze. Questo non per dare adito ad una sterile polemica, ma per avere un quadro chiaro di quanto, strumenti sociali di altissimo valore quali le case popolari e gli asili nido, vadano nella nostra città in aiuto a cittadini stranieri e quanti invece servano i cittadini italiani". Così i consiglieri comunali del PDL Francesco Torselli, Emanuele Roselli e Jacopo Cellai.

"Meno di una settimana fa, ad esempio - raccontano i tre esponenti del centrodestra - un provvedimento dirigenziale (per la precisione il N° 2010/DD/07079), partendo dall'ultimo bando per l'assegnazione di alloggi popolari, ovvero quello del 2008, ha disposto l'assegnazione di tre alloggi ERP in Via Carlo del Prete, in Via Caro ed in Via Marangoni e, nonostante la graduatoria prevedesse ai primi tre posti altrettante famiglie italiane, essendo la pratica della prima in graduatoria in sospeso e quella del secondo rinviata in commissione per la rivalutazione del punteggio (non si capisce perchè per alcuni sia stata chiesta una rivalutazione del punteggio e per altri no...), si è giunti alla situazione di assegnare due allogi su tre a cittadini extracomunitari".

"Prossimamente - annunciano Torselli, Roselli e Cellai - presenteremo in consiglio comunale una proposta di riorganizzazione dei criteri per la composizione delle graduatorie, sia per quanto concerne l'assegnazione degli alloggi popolari, che per i servizi all'infanzia; una riorganizzazione che tenga anche conto del periodo di residenza continuativo sul territorio comunale ove si va a richiedere l'alloggio ERP o l'iscrizione del proprio figlio ad un asilo nido".

"Prima però di presentare ufficialmente la nostra proposta - precisano i tre esponenti del PDL a Palazzo Vecchio - alla quale stiamo comunque già lavorando da tempo, vogliamo sapere dagli assessori Fantoni e Di Giorgi quante sono le effettive disponibilità del Comune di Firenze in termini di alloggi popolari e di posti negli asili nido e quanti di questi, effettivamente, sono assegnati a cittadini stranieri".

"La nostra proposta - concludono Torselli, Roselli e Cellai - non nasce da alcuna logica discriminatoria, ma da una semplicissima considerazione: il patrimonio ERP, i soldi necessari alle ristrutturazioni ed al mantenimento degli alloggi, gli oltre 40 Milioni di Euro all'anno spesi dal Comune per i Servizi all'Infanzia, vengono principalmente dalle tasche dei fiorentini; crediamo sia giusto che almeno una parte dei servizi finanziati con questo denaro torni a beneficio degli stessi cittadini".

QUESTO IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE PRESENTATA:

Proponenti: Francesco Torselli, Emanuele Roselli, Jacopo Cellai (PDL).
Oggetto: Censimento Case Popolari e posti in Asili Nido

I sottoscritti Consiglieri Comunali,

PRESO ATTO delle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi popolari di proprietà del Comune di Firenze stilate in base al bando ERP del 2008;

PRESO ATTO delle graduatorie valide per l'anno 2010/2011 sull'assegnazione dei posti negli asili nido comunali e nelle strutture convenzionate diramate dal Comune di Firenze nel corso dell'anno 2010;

VISTA la presenza nelle graduatorie per l'assegnazione di alloggi popolari di molti cittadini stranieri;

VISTA la presenza nelle graduatorie per l'assegnazione di un posto negli asili nido comunali o nelle strutture convenzionate di molti bambini figli di coppie straniere;

INTERROGANO IL SINDACO

1) Per conoscere il numero esatto degli alloggi ERP di proprietà del Comune di Firenze ed il numero di essi considerati, ad oggi, abitabili;

2) Per conoscere il numero esatto di posti disponibili negli asili nido comunali e nelle strutture analoghe convenzionate con il Comune di Firenze;

3) Per conoscere il numero esatto di alloggi ERP assegnati a cittadini stranieri ed il numero esatto di alloggi assegnato a cittadini italiani;

4) Per conoscere il numero esatto di posti negli asili nido comunali e nelle strutture analoghe convenzionate con il Comune di Firenze assegnati a figli di coppie straniere ed il numero esatto di posti assegnati a figli di coppie italiane o con almeno uno dei due genitori italiano.